“Ed Enoc, essendo
vissuto sessantacinque anni, generò Metusela. Ed Enoc dopo che ebbe generato
Metusela, camminò con Dio per lo spazio di trecent’anni e generò figlioli e figliole.
E dopo che Enoc ebbe camminato con Dio non si vide più; perciocché Iddio lo
prese” (Genesi 21 – 24).
“Per fede Enoc fu trasportato, per non vedere la morte e non fu trovato,
perciocché Iddio lo aveva trasportato, fu di lui testimoniato, ch’egli era
piaciuto a Dio” ( Ebrei 11:5). “ Or …….a tali ancora profetizzò Enoc….” (Giuda
14 ).
Datemi un osso, ed io vi
sarò descrivere lo scheletro cui quell’osso apparteneva, diceva un grande
scienziato. – Ciò può ripetersi anche per la storia degli uomini. Di alcuni di
essi sappiamo assai poco, ma quanto basta a farcene costruire il carattere e
conoscere lo scopo principale della loro esistenza.
Aprendo la Genesi, al quinto capitolo, mi pare di entrare in una galleria di
quadri, di uguale dimensione e portanti tutti in un solo ricordo. Essa presenta
la posterità di Adamo, per Set, fino a Noè. Quegli uomini vissero secoli. Ai
piedi di ciascun quadro sono poche righe, e concludono così: “Tale visse tanti
anni e poi morì”. Cammino lentamente intorno addizionando secoli e leggendo
sempre quel monotono e lugubre “Poi morì”. E sono quasi per immergermi in una
meditazione tra quel contrasto di longevità e l’inesorabile “Poi morì”, quando
vedo su uno di quei quadri una iscrizione diversa. Prima di leggerla, voglio guardare
rapidamente sugli altri quadri sino all’ultimo. Le medesime espressioni “visse
tanti anni, poi morì”. Ed allora torno a quel quadro singolare per leggere a
bell’agio la iscrizione, e l’occhio mio corre frettoloso alla fine, prima quasi
di discernere il resto. Una conclusione nuova mi attira. Non leggo le due
parole “poi morì” ma:
“E, dopo che Enoc fu camminato con Dio, non si vide più, perciocché Iddio lo
prese”.
Tanto costringe la mia attenzione. La galleria antica assai: sono uomini
antidiluviani. Nullameno, alla distanza di migliaia di anni, rimaniamo un poco
allo studio di questo personaggio singolare.
Enoc vuol dire dedicato: i nomi spesso portano grandi significati e grandi
memorie. Mi trovo, dunque, in presenza di un uomo che si è dedicato a qualche
cosa. Ed ancora, prima di sapere a che si è dedicato e come, ricordo che ogni
vera dedicazione richiede fermezza e carattere. Ed Enoc, dunque, mi appare
subito come uomo di volere, che aveva uno scopo. Quale il suo ideale me lo dice
il ricordo scritto appiè del suo nome, Iddio.
Ma tutto questo è ancora assai vago, come si dedicò, come visse, cosa fece,
vogliamo indagare. E tentiamolo con la scrittura alla mano. Mi preme notare che
quest’uomo, come gli altri della galleria, ebbe figlioli e figliole, il che mi
dice ch’egli visse nel consorzio umano, e che la dedicazione non lo rese un
eremita, fuggente la famiglia. Da un altro passo della scrittura apprendo che
egli era un profeta - il più antico profeta. – Notizie tutte che mi rivelano
sempre più un uomo che ebbe un’esistenza attiva circondata dalle seduzioni del
mondo ed alle lotte della vita. In queste condizioni egli è dedicato al
Signore. Né la famiglia, né la società che lo circondano lo distruggono.
Arrivati a questo punto ci piace dividere la sua esistenza in tre periodi.
La semplice dedicazione . - “Ed Enoc, essendo vissuto sessantacinque anni,
generò Metusela, ed Enoc dopo ch’ebbe generato Metusela camminò con Dio……”
Degno di speciale attenzione è quel “Dopo ch’ebbe generato Metusela camminò con
dio”. Vi è distintamente ricordato un primo periodo della vita di Enoc col
ricordo semplice come di ogni altro. Guardando la lista dei patriarchi del capo
V della Genesi, ricaviamo che l’età in cui essi sono ricordati con figli è
superiore ai a sessantacinque anni. In questo primo periodo, ad ogni modo, egli
era pure dedicato al Signore, ed aveva il suo scopo innanzi; e chiameremo
questa prima parte l’età programma. Difatti, tutte le esistenze di qualche
importanza nella storia hanno avuto un periodo di occulta preparazione: in Enoc
è contenuto nel ricordo dei suoi sessantacinque anni. Per una dedicazione come
la sua, un programma richiedeva tempo e qualche esperienza nel mondo. In questo
periodo Enoc girò gli occhi intorno e vide il mondo, e molte cose dov’è
correggere di sé, elaborando di giorno in giorno la sua dedicazione al Signore.
Alla fine venne un termine in cui si operò in lui un cambiamento. Qualche cosa
di nuovo era avvenuta. Leggiamo:
“Ed Enoc, dopo ch’ebbe generato Metusela, camminò con dio per lo spazio di
trecent’anni e generò figlioli e figliole.”
Nella lista dei patriarchi avanti e dopo di Lui, al “dopo” segue “visse”; per
Enoc è detto “Camminò con Dio”.
Dopo. - Questa divisione a periodi della vita dei patriarchi, e il ripetersi
della parola “dopo” non sono a caso. Ogni espressione della Bibbia ha valore.
Per gli altri prima e poi di quel “dopo” vita, semplicemente vita uguale a
quella del padre; e di padre in figlio il ripetersi monotono di esistenze
pressocchè uniformi. Non così in Enoc. Il dopo qui segna un gran punto. Alla
vista di quel primo figliolo, dinanzi alla discendenza, egli padre, addivenne
alla risoluzione più energica della vita. Ebbene, parve egli dicesse, fin’ora
io ho cercato di servire Iddio, ma vi sono solo in parte riuscito; adesso tra
me e Lui voglio stringere rapporti più intimi e definitivi. – E, così, al
sessantacinquesimo anno della sua età, dinanzi al primo figliolo, incomincia
quella parte straordinaria dell’esistenza, che lo scrittore chiama “camminare
con Dio”.
Il cammino con Dio . -- A questo punto Enoc è da paragonarsi a pianta solitaria
: nell’identico ambiente molto si vide mutato in lui. E poiché il mondo non lo
comprendeva egli di giorno in giorno si trovò sempre più solo da parte degli
uomini, mentre vedeva più stringersi l’amicizia con l’invisibile.
Ha detto un profeta “Due cammineranno essi insieme, se prima non si sono
convenuti l’uno con l’altro?”
Per camminare bene con alcuno v’è bisogno di accordo al punto di partenza ed
accordo lungo le stazioni intermedie del cammino. Nei sessantacinque anni di
vita Enoc era preparato all’accordo sul punto di partenza : compreso che gli
mancava qualche cosa che nel mondo non poteva trovare, volse lo sguardo in alto
e cercò in Dio la forza e l’ispirazione di vivere; e come la compagnia degli
uomini diventava pericolosa, volle procurarsi un compagno ben diverso, Iddio, e
prima di camminare con Lui fece patto che sarebbe andato d’accordo. Di due che
camminano assieme, uno deve cedere all’altro ed Enoc era quello che imprese
cedere a Dio questa cessione fu lunga e continua; ma non senza sforzi e
pericoli. E’ bene tenerlo a mente, camminava con Dio, ma era nel mondo; e
camminando con Dio, nel mondo egli era un eccentrico.
Immagino che egli fu visto molte volte volgere le spalle a quelle cose che i
contemporanei maggiormente apprezzavano, e spesso dopo il lavoro, fu notato da
qualcuno che egli cercava un luogo solitario per la meditazione. Spesse volte
quel dissentire degli altri; il passare come un essere anomarle dovè
inasprirlo, ma egli riprendeva vigore dal compagno invisibile che gli camminava
a fianco. Ma purtroppo dinanzi alla crescente nequizia che lo circondava, egli
dovette provare alcuna volta dei moti di ribellione violenta, brevi però,
perché il compagno invisibile gli suggeriva pazienza e mansuetudine.
E così andava innanzi, sempre divenendo più intimo col Signore e dissimile
nella condotta dei suoi contemporanei. Cominciò a predicare e profetizzare. Il
suo parlare portava l’impronta di una convinzione incrollabile: la profezia
parlava di giudizio. “Il Signore veniva colle sue sante migliaia per fare
giudizio contro a tutti; ed arguire tutti gli empi fra loro, di tutte le opere
di empietà”.
Queste parole rivelano un coraggioso predicatore, che non teme i suoi uditori.
E fedele fu quest’uomo, non un anno, né due, ma trecento anni. Pensate tre
secoli di cammino col Signore. Supponete dieci, venti anni di cammino con un
uomo: come ciò è raro; eppure dall’uomo è facile nascondersi; egli non legge
dentro di noi, Ma Dio sa tutto. Ed Enoc, i cui reconditi pensieri il Signore
leggeva, camminò con lui nientemeno, trecento anni. Ma perché Enoc fosse potuto
reggere a quel lungo cammino, nella compagnia dell’invisibile, occorse che egli
abbia dovuto essere in possesso di un segreto. Ed esso era “fede”. Enoc ebbe
fede continua nel Signore; e colla fede, ubbidienza continua. E fede ed
ubbidienza sono le parole d’ordine della vita del cristiano. La voce di Dio gli
parlava: egli ubbidiva, ed il giorno appresso la comunione diveniva più intima,
sino a che non v’era dubbio, Iddio proprio pareva camminare al suo fianco.
Quest’uomo piacque al Signore. Il mondo non registra nulla di eroico da parte
di Enoc; di altri è detto che edificarono città, promossero arti e industrie;
di Enoc il mondo non si occupa; e neppure la Bibbia ricorda molto di lui, solo
che egli piacque al Signore.
Al seguito di un lungo cammino sogniamo spesso, guardare un po’ addietro. Dopo
trecento anni di cammino con Dio, Enoc ha imparato molte cose del regno di Dio;
anzi egli è divenuto più adatto al regno di Dio che alla vita tra gli uomini.
Il suo principio era stato sulla terra, ma sulla terra non poteva essere il
termine. In Enoc si era avverato un cambiamento interno; ed egli sentiva la
forza dell’immortalità. In questo mondo egli si veniva preparando per l’altro,
del quale aveva di giorno in giorno rivelazione crescente. Anzi arrivò un tempo
in cui addirittura cominciò a gustare interamente le gioie del cielo. Nel lungo
e fedele cammino egli era andato sempre più adattando ad un avita che non era
destinata a finire come le altre. Era rimasto fedele a Dio, ed il Signore non
volle separarsene e lasciarlo. Enoc, da sua parte, non se n’era mai voluto
staccare, e si era stretto a quel compagno colla tenacità di una vita intera a
Lui dedicata. Di rivelazione in rivelazione, sempre avanzando nelle visioni,
egli sentiva sé stesso troppo leggiero per questa terra. Un giorno lo videro
allontanarsi col viso irradiato, come non l’avevano mai visto. Lo cercarono, e
lo aspettarono; ma non si vide più, perciocché Iddio lo prese.
Vano è parlare del cielo, se tra gli uomini non viviamo una anticipazione la
vita superiore. Dopo la traslazione la vita di Enoc fu una continuazione di
quella goduta per fede al fianco dell’invisibile compagno con cui era
camminato.
Nulla accade isolato. Enoc traslato senza vedere la morte, prima del diluvio è
il tipo degli eletti che formano la sposa dell’agnello, e che saranno traslati
senza traverso la grande tribolazione.
Una parola. - Amico lettore: Hai tu esperienza di camminare col mondo? Se
l’hai, fai quest’oggi stesso amicizia col Signore Iddio, mettiti d’accordo con
Lui, e volgi la fronte verso la immortalità, gustando in anticipazione la vita
che ti aspetta nel cielo.
G.Petrelli