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L’oggetto
principale della lettera agli ebrei è quello di far risaltare l’eccellenza di
Gesù, superiore in tutto a tutto: Lo scrittore corre, da un confronto
all’altro, con un linguaggio sicuro. Il verso 8 del cap.XIII, a prima vista,
appare isolato, senza nesso immediato con quello che lo precede, né con quello
che lo segue. Verso solitario, torregiante in mezzo alle
bellezze di tutta la lettera, gemma di valore incalcolabile che risplende e
risalta nella collezione rara di preziosi gioielli.
“Gesù Cristo è lo stesso ieri, oggi,
e in eterno”.
Nel testo originale, la
proposizione è mancante del verbo, e potrebbe leggersi così: “Gesù Cristo ieri
(o prima) e oggi lo stesso ed in eterno”. V’è grande
forza nella brevità, di un tale linguaggio.
Il cap. XIII è tutta
un’esortazione. Però, al v. 8, sembra che lo scrittore, a dare maggiore
autorità a tutto ciò che ha detto, ricorra ad una espressione
indimenticabile, che rassomiglia ad un colpo di scena osservato all’improvviso
e subito perduto di vista, ma che ha lasciato un ricordo durevole per tutta la
vita.
Tentiamo, con riverenza, scrivere
qualcuna tra le tante bellezze del verso; e, se tutto il panorama non ci è dato di ammirare, rileviamo quei punti che abbiamo
ritenuti più importanti, pregando il lettore a meglio meditarli per conto suo. E, prima di andare oltre, vogliamo testimoniare del conforto
che, spesso, abbiamo trovato nelle parole del testo. Questo verso è, difatti,
un grande incoraggiamento di fede.
L’idea immediata che segue alla
lettura di esso è quella d’immutabilità e perpetuità.
Gesù cristo è superiore al tempo. Quando cominciò?
Quando finirà’ Lo scrittore ricorda il linguaggio sublime del Salmista (Salmo 102:27) il
quale, nelle afflizioni, è ricorso a Dio immutabile al di sopra il mutare delle
cose.
Gesù cristo è lo stesso ieri, oggi e
domani. La forza e profondità della sua dottrina non passano
di moda, non si discolorano col seguirsi di generazioni mutare di costumi. La gloria degli uomini è di
breve durata; quello che è importante oggi sarà indifferente domani: gli eroi
di un’età sono dimenticati dalle generazioni appresso. Annibale, Cesare,
Napoleone se comparissero in mezzo a noi, ci apparirebbero del
tutto estranei. I ruderi di monumenti, che vollero testimoniare di uomini o di eventi famosi, sono una prova della inutilità
degli sforzi di far sopravvivere al secolo i fatti umani. Ed
anche l’entusiasmo più ardente cede alla forza lenta, ma inesorabile del tempo.
Invece, Gesù Cristo non passa; egli
è il contemporaneo di tutte le età. Ogni generazione trova interesse in lui. Non
v’è conquista del progresso, altezza di concetto, che lo lasci indietro i pionieri
umanitari di ogni tempo lo avranno a modello inarrivato . Gesù è l’ideale ultimo che segnò il cammino a tanti
eroi e martiri dei secoli precedenti: Oggi Egli è lo stesso ed addita a noi vie
non ancora scoperte.
Noi ammiriamo gli uomini; però non
sempre allo stesso modo: la persona una volta tanto stimata, col volgere degli
anni, ci appare indifferente. Molti entusiasmi impallidiscono dinanzi ad una
cresciuta esperienza: e non v’è grandezza vera che resista, a lungo, immacolata
ad un esame troppo vicino. Fu, perciò, consiglio assai prudente quello degli
scrittori sull’amicizia di non essere gli uomini troppo curiosi dei particolari
gli uni degli altri: - Senza
compatimento non ci sarebbe amicizia, o finirebbe in poco tempo. Ma Gesù è
sempre amico: non iscovriamo in lui
nessun difetto; anzi, il passare degli anni ce lo
rende più intimo ed ammirato.
Vi sono alcuni, i quali vivono nel
passato: nutrono una predilezione per grandi eroi storici; eppure, anche un tale culto non dura, o, almeno non si mantiene alla
stessa altezza. Si coltivi la immaginazione quanto si
voglia, ma lo studio di altri libri, le biografie di altri uomini impiccioliranno
l’eroe che possedeva intera ammirazione. Laddove l’eroe Gesù ci appare sempre
più alto, a misura che andiamo avanti; e, per conoscerlo meglio, forse non v’è
mezzo più adatto che di studiare gli uomini più grandi che vissero, e constatare come nessuno di essi, può a lui paragonarsi. Lo
scrittore francese che negava la divinità a Gesù, gliele concesse, ed in senso
pieno, quando esclamò: “Il tuo culto non invecchierà giammai.”
V’è cosa di quaggiù che non
invecchi?
Gesù è lo stesso sempre. Egli è uguale
con tutti: benefico come la luce, riscalda indistintamente coloro che non si
nascondono dai raggi del suo amore. Egli è lo stesso nella casa del fariseo ed
in quella del pubblicano; dinanzi all’ufficiale romano ed in faccia ad Erode e
Pilato, uguale col Samaritano. Sempre la stessa figura dignitosa, mansueta: in
ogni posto conveniente.
Gli uomini non sono sempre gli
stessi; e ci permettino due referenze.
In una interessante
novella russa, abbiamo il ritratto di un fattore, che era stato, per conto di
amministrazione, nell’ufficio del suo padrone nell’attitudine umiliante e
strascicante dello schiavo adulatore. Uscito, e venuto nelle scale, in presenza della servitù, raddrizzò fieramente la schiena,
che pochi minuti prima aveva curvata, e riassunse sul volto duro e crudele
l’espressione selvaggia dell’autorità e dell’arroganza. Superbo
ora, già vile poco innanzi.
No, gli uomini non sono gli stessi;
non trattano tutti dallo stesso punto di vista e colla medesima equità ed
amore.
V. Hugo descrive una donna tutta tenerezze
verso l’unica figlioletta, la quale agli occhi della madre, non aveva mai abbastanza in abiti, giocattoli e cibo; e descrive
pure i maltrattamenti crudeli e spietati coi quali quella donna, nello stesso
momento che colmava di carezze la figliola, rendeva vittima una piccola
orfanella che le era stata affidata, e che ella mandava a piedi scalzi e
seminuda, affamata, per duri servizi nell’acqua e nel freddo della strada, durante
una aspro inverno, e per la quale ella aveva non carezze, ma inaudite torture.
No
gli uomini non sono gli stessi: Siamo mossi da simpatie ed antipatie: non
vediamo le malvagità di alcuni, ingigantiamo un piccolo difetto in un altro Con
Gesù è diversamente; dinanzi a lui
godiamo uguali diritti.
Alcuno della moltitudine gli disse:
“Ecco tua madre, e i tuoi fratelli….” E Gesù: “Chi è
mia madre, chi sono i miei fratelli?…” “Chiunque
avrà fatta la volontà di Dio, esso è mio fratello, e mia sorella e mia madre”
(Marco 3:33-35).
La famiglia di Gesù è l’umanità ed è per questo che a Lui tocca il titolo di Figliol dell’uomo.
Gesù Cristo è lo stesso sempre, quali
che siano le mutabili opinioni che gli uomini hanno di
Lui.
Lo storico giudeo, credendo
onorarlo, gli assegnò il posto di Maestro accanto ad
Hittel e Filone; il sociologo qualifica Gesù un grande umanitario. Le scuole si
seguono e tentano definirlo: la critica avversaria crede demolirlo, e spesso
dice che lo ha demolito. Scuole, opinioni, sistemi, però, non sono sempre gli
stessi, e Gesù Cristo rimane il medesimo ieri, oggi, in eterno. Al di sopra,
dunque, del barbarico tumulto la fronte di Cristo si eleva e mantiene serena ed
eterna.
Gesù è lo stesso nella compassione verso
coloro che ancora oggi ricorrono a lui. “Abbi pietà di me” era il grido dei
miseri che accorrevano a lui quando Egli camminava nella Palestina. Lo stesso
grido prorompe da migliaia di anime: “Abbi pietà di
me, o Signore”. Ed Egli sente oggi la stessa compassione, ed ha lo stesso tocco
benefico, per cui non manda nessuno a mani vuote.
E’
necessario dare enfasi a questa verità: Gesù è lo stesso: Molti sistemi sono
mantenuti per un certo tempo, ricordo del loro fondatore, ma non gli
sopravvivono a lungo, per lo meno senza subire profondi cambiamenti.
Gesù non è un sistema, un ricordo. Egli è il Vivente, e non va cercato solo nel
passato.
Oh il confronto di questa
sicurezza! Le immagini, i paragoni sono pallidi a dare convenientemente risalto
alla grandezza delle parole: “Gesù Cristo è lo stesso oggi”. - Nel mare
non appare confine, ma il pilota è sicuro del cammino, affidato com’è, all’indicazione
della bussola. Il sorgere e il tramonto del sole nella pianura sconfinata del
deserto sono l’indicazione della strada al viaggiatore. Altrove. Il vertice di
un’alta montagna è preso come indirizzo. - Il
viaggiatore che traversa lande sconosciute e che abbia
gli occhi in basso si smarrirebbe. Ad uno dei punti suddetti di
orientazione egli è attento, e quivi il suo occhio stanco si riposa
anticipando la felicità dell’arrivo.
Al cristiano - spesso
il coraggio viene meno. -- Se Gesù Cristo non
fosse vivente si tornerebbe indietro cento volte, non una; ma egli arriva
rassicurante e sicura la voce del Maestro. Gesù Cristo è passato traverso
simili dolori e stanchezze, consolando ed avendo compassione. Il pellegrino
riprende il cammino, protetto dalla compagnia dello stesso Gesù che visse, soffrì, operò miracoli in Palestina.
Avanti, dunque, cristiano lettore,
fortificato dalla promessa: “Gesù Cristo è lo stesso ieri, oggi, e sempre”.