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La Chiesa di Smirne
di Pino Tarantino

 

   

"All'angelo della chiesa di Smirne scrivi: Queste cose dice il primo e l'ultimo, che fu morto e tornò in vita: Io conosco la tua tribolazione, la tua povertà (tuttavia sei ricco) e le calunnie lanciate da quelli che dicono di essere Giudei e non lo sono, ma sono una sinagoga di Satana. Non temere quello che avrai da soffrire; ecco, il diavolo sta per cacciare alcuni di voi in prigione, per mettervi alla prova, e avrete una tribolazione per dieci giorni. Sii fedele fino alla morte e io ti darò la corona della vita. Chi ha orecchi ascolti ciò che lo Spirito dice alle chiese. Chi vince non sarà colpito dalla morte seconda" (Apocalisse 2:8:11).

 

INTRODUZIONE

    È la più breve tra le sette lettere, ma non per questo ha meno insegnamenti spirituali rispetto alle altre, anzi possiamo affermare senza tema di smentita, che la Chiesa di Smirne, rappresenta un esempio per tutte le Chiese e per i credenti d'ogni tempo.

 

LA CITTÀ

    Smirne, distrutta dai Liddii nel 6°secolo a. C. e poi riedificata, patria probabile del profeta Omero, occupava ed occupa uno dei siti più belli in fondo al golfo dell'Egeo. Oggi è la moderna città di Izmir e conta una popolazione di circa 200.000 abitanti.
Sembra che anche allora fosse la più bella città dell'Asia. 
Alessandro il Grande aveva personalmente progettato la città e a causa della sua bellezza e del suo splendore essa era chiamata: "L'ornamento dell'Asia Minore" e "la gloria dell'Asia".
Si trovava in un golfo situato a cinquanta chilometri a nord di Efeso. 
Era il passaggio obbligato di tutto il traffico commerciale fra Oriente e Occidente. Dall'India e dalla Persia si passava di lì per andare a Roma. Perciò la città aveva un alto benessere economico. 
Smirne era completamente pagana. 
Ad un'estremità della strada principale, la "Via dell'oro", sorgeva un tempio di Zeus e all'altra estremità sorgeva un tempio di Cibele, la "madre degli dei". Il culto di Bacco con le relative feste, le Baccanali, contribuiva alla corruzione dei costumi. Inoltre Smirne era il centro del culto dell'imperatore romano e vantava un tempio consacrato a Tiberio, infatti, era centro di provata fedeltà all'imperatore. Nonostante ciò si era stabilita una folta colonia giudaica. 

    Probabilmente la Chiesa di Smirne fu fondata dall'apostolo Paolo in uno dei suoi viaggi missionari ad Efeso, dalla quale dista circa 50 chilometri: "... e voi vedete e udite che questo Paolo ha persuaso e sviato molta gente non solo a Efeso, ma in quasi tutta l'Asia, dicendo che quelli costruiti con le mani, non sono dei" (Atti 19:26). 
È facile anche supporre che, grazie ai continui scambi commerciali che avvenivano in questa città, fosse giunto anche il Vangelo, il messaggio che non ha confini e porta il vero benessere. 
Si pensa che il pastore di Smirne fosse Policarpo, che ad ogni modo lo fu fino al martirio che subì in tarda età, quando fu accusato d'opposizione alla religione di stato da pagani ed ebrei insieme. 
Il nome Smirne deriva da "mirra", una resina dal gusto amaro, proveniente dall'Arabia ed utilizzata in diversi modi: nella preparazione dell'olio dei sacerdoti, nel balsamo per preservare i morti dalla decomposizione, bruciata come incenso odorifero o anche usata come antispastico e analgesico e per questo fu offerta con vino a Gesù (Marco 15:23).
Ricordiamo a questo proposito che, fra i diversi doni offerti dai magi, vi era anche la mirra presagio delle sofferenze che avrebbero accompagnato Gesù: "Entrati nella casa, videro il bambino con Maria, sua madre; prostratisi, lo adorarono; e, aperti i loro tesori, gli offrirono dei doni: oro, incenso e mirra" (Matteo 2:11).
Il nome della Chiesa di Smirne ha pertanto un duplice significato profetico:

a. Amarezza.
Smirne sarà perseguitata a motivo di Cristo. Fu proprio nel secondo e terzo secolo che la Chiesa di Cristo si trovava immersa in un mare di dolore, fino alla morte. Fu allora che i cristiani dovettero radunarsi nelle catacombe e vivere nel deserto e nelle caverne. Questo fu il tempo delle persecuzioni, dei martiri, in cui migliaia di credenti persero la vita. 

b. Mirra, profumo. 
Smirne nella prova, nella sofferenza, nella persecuzione, doveva diffondere il buon profumo di Cristo.

 

IL DESTINATARIO

    Anche in questo caso il Signore si rivolge al responsabile della Chiesa di Smirne per le comunicazioni ai credenti di questa città: "All'angelo della Chiesa di Smirne scrivi:..." (Apocalisse 2:8).
Quando Dio parla, dobbiamo ascoltarlo perché é per il nostro bene "Porgete l'orecchio e venite a me; ascoltate e voi vivrete; io farò con voi un patto eterno, vi largirò le grazie stabili promesse a Davide" (Isaia 55:3).

 

LA DESCRIZIONE DI CRISTO

    Gesù si presenta come Colui che ha autorità, priorità e dominio assoluto: "Queste cose dice il primo e l'ultimo, che fu morto e tornò in vita" (Apocalisse 2:8).
Da questo verso, ancora una volta comprendiamo che Egli è:

A. Il primo e l'ultimo. 
Gesù proclama la sua perfetta divinità ed uguaglianza con il Padre, perché questo titolo esclusivo appartiene a "YHWH": "Così parla il Signore, re d'Israele e suo salvatore, il Signore degli eserciti: Io sono il primo e sono l'ultimo e fuori di me non c'è Dio" (Isaia 44:6).
Tutto ciò conferma che Gesù, essendo della stessa natura del Padre, possiede i Suoi stessi attributi, quindi anche quello dell'eternità: "Io sono l'alfa e l'omega", dice il Signore Dio, "colui che è, che era e che viene, l'Onnipotente" (Apocalisse 1:8).

B. "Che fu morto e tornò in vita". 
I credenti di Smirne avevano sperimentato gravi persecuzioni e il martirio. Per questa ragione Gesù parla di sé come di Colui che ha sofferto ed è morto, ma ora è vivo. Poiché egli ha vinto la morte, la vinceranno anch'essi. Egli ha già sperimentato la morte per ogni credente e ne ha tolto il pungiglione! Gesù si presenta a quei credenti ed a noi come il trionfatore sulla morte: "Poiché dunque i figli hanno in comune sangue e carne, egli pure vi ha similmente partecipato, per distruggere, con la sua morte, colui che aveva il potere sulla morte, cioè il diavolo e liberare tutti quelli che dal timore della morte erano tenuti schiavi per tutta la loro vita" (Ebrei 2:14,15).
Egli é morto, portando i nostri peccati ma é risorto per la nostra giustificazione: "Il quale è stato dato a causa delle nostre offese ed è stato risuscitato per la nostra giustificazione" (Romani 4:25).
Egli vive, intercedendo per i suoi: "Perciò egli può salvare perfettamente quelli che per mezzo di lui si avvicinano a Dio, dal momento che vive sempre per intercedere per loro" (Ebrei 7:25).
Tutto ciò è incoraggiante. 
Nei momenti più oscuri e difficili, quando pensiamo di essere soli, Egli é Colui che "fu morto ma è tornato in vita" per noi, per aiutarci e sostenerci. Questo ci incoraggia in modo particolare a perseverare e ad operare fedelmente: "Quando poi questo corruttibile avrà rivestito incorruttibilità e questo mortale avrà rivestito immortalità, allora sarà adempiuta la parola che è scritta: "La morte è stata sommersa nella vittoria". "O morte, dov'è la tua vittoria? O morte, dov'è il tuo dardo?" (1Corinzi 15:54,55).
Nutriamoci di questa verità.
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L'ELOGIO

    Gesù conosce tutto perfettamente: "Io conosco la tua tribolazione, la tua povertà (tuttavia sei ricco) e le calunnie lanciate da quelli che dicono di essere Giudei e non lo sono, ma sono una sinagoga di Satana" (Apocalisse 2:9).
Niente Gli può sfuggire. Il Signore rassicura i credenti di Smirne che Egli sa del loro fedele servizio e conosce:

a. La tribolazione. 
Tribolazione è un termine molto forte, significa "macinare", "torchiare" per scoraggiare e neutralizzare ogni resistenza. Il Signore conosceva le persecuzioni sia da parte dei romani sia dei pagani in genere. 
Sotto Diocleziano le Chiese cristiane furono duramente perseguitate. Nel Circo Massimo, migliaia di cristiani trovarono il martirio. Le sofferenze del popolo del Signore, sono però sempre state ascoltate: "Il Signore disse: "Ho visto, ho visto l'afflizione del mio popolo che è in Egitto e ho udito il grido che gli strappano i suoi oppressori; infatti conosco i suoi affanni. Sono sceso per liberarlo dalla mano degli Egiziani e per farlo salire da quel paese in un paese buono e spazioso, in un paese nel quale scorre il latte e il miele" (Esodo 3:7,8).
Questo ricorda che il cristiano fedele a Cristo é continuamente sotto pressione. Il Signore non ha mai promesso la gloria, né l'agiatezza ma ci ha assicurato la vittoria in Lui: "Com'è scritto: "Per amor di te siamo messi a morte tutto il giorno; siamo stati considerati come pecore da macello". Ma, in tutte queste cose, noi siamo più che vincitori, in virtù di colui che ci ha amati" (Romani 8:36,37).

b. La povertà. 
Smirne era una Chiesa povera, ma il Signore precisa "tuttavia sei ricco". Ma allora Smirne è ricca o povera? È una contraddizione solo apparente. I credenti di Smirne, economicamente parlando, erano poveri. La povertà era dovuta sia al fatto che il vangelo era stato accolto dalle classi povere come era successo a Corinto, sia dalle spoliazioni patite dai credenti durante la persecuzione di Domiziano. I credenti della città di Smirne erano vittime di coloro che prendevano il "dieci per cento". Questa gente denunciava i cristiani all'amministrazione Romana e veniva compensata col dieci per cento della proprietà degli "eretici": "Infatti, voi simpatizzaste con i carcerati e accettaste con gioia la ruberia dei vostri beni, sapendo di possedere una ricchezza migliore e duratura" (Ebrei 10:34). 
Ma il Signore dice: "ma pur tu sei ricco"; questo é il paradosso. Per Gesù essi erano ricchi, spiritualmente ricchi. Questa è la vera e unica ricchezza: "Non fatevi tesori sulla terra, dove la tignola e la ruggine consumano e dove i ladri scassinano e rubano; ma fatevi tesori in cielo, dove né tignola né ruggine consumano e dove i ladri non scassinano né rubano. Perché dov'è il tuo tesoro, lì sarà anche il tuo cuore" (Matteo 6:19-21).
Ricchi nelle benedizioni, ricchi nella comunione con Dio, ricchi di fede: "Ascoltate, fratelli miei carissimi: Dio non ha forse scelto quelli che sono poveri secondo il mondo perché siano ricchi in fede ed eredi del regno che ha promesso a quelli che lo amano"? (Giacomo 2:5).
D'altra parte è vero che il Signore non abbandona i Suoi e la povertà non potrà mai essere uno spettro per il credente.

c. Le calunnie. 
Gesù dichiara di conoscere anche "le calunnie lanciate da quelli che dicono di essere Giudei e non lo sono, ma sono una sinagoga di Satana". Questa é l'arma preferita da Satana e si sa storicamente che i Giudei di Smirne furono particolarmente accaniti verso i cristiani. 
Policarpo, responsabile della Chiesa di Smirne, fu accusato di essere il "distruttore degli dei, colui che insegnava alla gente a non offrire loro né sacrifici, né culto". Fu condannato al martirio all'età di novantacinque anni e fu arso vivo. Si racconta che i Giudei stessi, senza farsi scrupolo per l'osservanza del sabato, raccolsero la legna per il supplizio. 
Possiamo quindi immaginare le insinuazioni e le malignità sparse dai Giudei su questi cristiani. La denigrazione é l'arma di Satana. Per ostacolare la Chiesa egli ricorre alla menzogna ed alla calunnia. Sappiamo, infatti, quanto peso e potere possono avere certe calunnie, ma il Signore conosce e fa le Sue valutazioni. Questi Giudei che pretendono di essere il popolo eletto di Dio, in realtà sono "una sinagoga di Satana". 
Giustino martire li accusa di maledire nelle loro sinagoghe quelli che credono in Cristo. Tertulliano chiama le sinagoghe giudaiche "fonti di persecuzioni".


d. L'incoraggiamento. 

Smirne ha bisogno di incoraggiamento, perché i credenti spesso finivano in prigione o al martirio: "Non temere quello che avrai da soffrire; ecco, il diavolo sta per cacciare alcuni di voi in prigione, per mettervi alla prova e avrete una tribolazione per dieci giorni" (Apocalisse 2:10).
Ai cristiani fu data soltanto una scelta: inchinarsi davanti a Cesare come a Dio oppure essere sottoposti ad un'orribile morte. I credenti fedeli risposero con un'attestazione solenne che è per sempre scritta sull'albo d'oro di Dio: "Gesù Cristo è il Signore!"
Ecco allora che il Signore incoraggia i perseguitati, dicendo: "Non temere quel che avrai da soffrire". Egli permette la sofferenza, lascia infuriare il nemico, ma gli fissa un limite che non può oltrepassare. Satana può gettarli in prigione, ma i giorni della prigionia sono fissati da Lui: sono "dieci" e non uno di più. Smirne è già provata, ma la prova non è ancora finita anzi il Signore la informa che sta per diventare più grave, perciò la conforta a "non temere le cose che avrà da soffrire e da patire". La parola "temere" significa: "Cercate di non farvi vincere dal timore". Forse quei cristiani stavano cominciando a lasciarsi prendere dal panico ed a preoccuparsi del loro futuro. 
La reazione di quei primi cristiani non era certamente diversa da quella che potremmo riscontrare noi in simili circostanze. Gesù non offre loro la falsa speranza di una prossima liberazione o di una prosperità non lontana. La persecuzione sarebbe divenuta ancora più crudele ed il diavolo avrebbe fatto in modo perfino di cacciare alcuni di loro in prigione. Tutti, però, avrebbero affrontato la lotta con grande coraggio, guardando al loro futuro senza timore. Ricordiamo della beatitudine enunciata da Gesù: "Beati i perseguitati per motivo di giustizia, perché di loro è il regno dei cieli" (Matteo 5:10).
Ai nostri giorni e nei nostri paesi i cristiani non sono più perseguitati apertamente come un tempo, non vengono più gettati in prigione o uccisi a causa della loro fede; tuttavia le parole di Paolo continuano a essere realtà per ogni credente: "Del resto, tutti quelli che vogliono vivere piamente in Cristo Gesù saranno perseguitati" (2Timoteo 3:12).
Il mondo tollera una certa forma di pietà e a volte la loda. Noi possiamo anche frequentare le adunanze e dire di essere convertiti, sovente il mondo sopporta tutto ciò. Quando però vogliamo vivere pienamente, quando in altre parole manifestiamo il carattere di Cristo, nella vita pratica d'ogni giorno e cerchiamo di dirigere il nostro cammino secondo la Parola di Dio, ecco apparire immediatamente, da una parte o dall'altra, resistenza e persecuzione. Quel credente che non ha da soffrire, non vive pienamente e non è fedele. Non mira soltanto al Signore, ma a volte ad altre cose. Un tale cristiano subirà una grave perdita. Non imparerà a conoscere il Signore nelle Sue compassioni e nelle Sue consolazioni. Non porterà molto frutto e non riceverà la corona della vita, pur possedendo la nuova vita ed essendo salvato per mezzo dell'opera di Cristo.
A questi poveri credenti emarginati di Smirne, forse senza contatti, né conforto dalle altre Chiese, il Signore dice: "Non temere". Lo stesso incoraggiamento il Signore rivolge ai credenti di ogni tempo e di ogni generazione. 
Nella Parola di Dio, qualcuno ha contato 366 "non temere" o suoi sinonimi. C'è un "non temere" per ogni giorno valido anche per l'anno bisestile

 

IL RIMPROVERO

    Nei discorsi del Signore non c'è niente di più e niente di meno. Tutto é equilibrato. Ma in questo caso se il Signore ha poco da dire alla Chiesa di Smirne é perché Lui é soddisfatto di questi credenti da cui Egli é onorato. 
In questo caso il Signore ci fa ammirare questa Chiesa affinché lo Spirito Santo crei in noi un sentimento di santa emulazione, per seguire l'esempio di consacrazione che ci é stato lasciato: "Ricordatevi dei vostri conduttori, i quali vi hanno annunziato la parola di Dio; e considerando quale sia stata la fine della loro vita, imitate la loro fede" (Ebrei 13:7).
Credo che in ogni cristiano dovrebbe esistere l'ambizione spirituale di essere una Chiesa che rallegri il Signore: "Egli vedrà il frutto del suo tormento interiore e ne sarà saziato" (Isaia 53:11).
Purtroppo, molto spesso facciamo soffrire il Signore, perché abbiamo "abbandonato il nostro primo amore" oppure perché viviamo nella "tiepidezza". Perciò, attraverso questa lettera, il Signore ricorda che siamo chiamati ad onorarlo e a "piacergli in ogni cosa": "Perciò anche noi, dal giorno che abbiamo saputo questo, non cessiamo di pregare per voi e di domandare che siate ricolmi della profonda conoscenza della volontà di Dio con ogni sapienza e intelligenza spirituale, perché camminiate in modo degno del Signore per piacergli in ogni cosa, portando frutto in ogni opera buona e crescendo nella conoscenza di Dio" (Colossesi 1:9,10).

A volte però dobbiamo essere pronti a pagare il prezzo, come la Chiesa di Smirne. Siamo disposti? Troppe volte equivochiamo con le ricchezze che il Signore ci dona, come perdono, riconciliazione, vita eterna e crediamo che tutto questo ci preservi da ogni difficoltà. Di ritorno dal primo viaggio missionario, Paolo e Barnaba, esortarono i discepoli a perseverare nella fede anche nelle difficoltà: "E, dopo aver evangelizzato quella città e fatto molti discepoli, se ne tornarono a Listra, a Iconio e ad Antiochia, fortificando gli animi dei discepoli ed esortandoli a perseverare nella fede, dicendo loro che dobbiamo entrare nel regno di Dio attraverso molte tribolazioni" (Atti 14:21,22).
L'evangelo non é solo un fatto d'opinione e di cultura, ma é impegno, sacrificio, sofferenza. Significa porre il Signore e la Sua causa al primo posto. I problemi più gravi che affliggono la Chiesa d'oggi sono il benessere, il divertimento, l'agiatezza, i compromessi, la mondanità, il potere. Non si é più disposti al sacrificio, a soffrire per il Signore, il Quale viene messo al secondo, terzo o peggio, ultimo posto. Perciò s'impone una scelta: "O la vita esuberante in Cristo, oppure, l'amore per il mondo che ci mette in posizione di inimicizia nei confronti di Dio": "O gente adultera, non sapete che l'amicizia del mondo è inimicizia verso Dio? Chi dunque vuol essere amico del mondo si rende nemico di Dio. Oppure pensate che la Scrittura dichiari invano che: "Lo Spirito che egli ha fatto abitare in noi ci brama fino alla gelosia"? (Giacomo 4:4,5).
L'apostolo Giovanni nella sua lettera ci invita a non amare il mondo: "Non amate il mondo né le cose che sono nel mondo. Se uno ama il mondo, l'amore del Padre non è in lui. Perché tutto ciò che è nel mondo, la concupiscenza della carne, la concupiscenza degli occhi e la superbia della vita, non viene dal Padre, ma dal mondo. E il mondo passa con la sua concupiscenza; ma chi fa la volontà di Dio rimane in eterno" (1Giovanni 2:15-17).
Si tratta di vedere se amiamo più la "gloria degli uomini oppure la gloria di Dio", se vogliamo vivere la vita spensierata del ricco epulone o accettiamo di essere emarginati come il povero Lazzaro. Se vogliamo partecipare al trionfo, dobbiamo essere pronti ad accettare anche la prova, perché la fedeltà ha un prezzo.
In tutta la lettera alla comunità di Smirne non vi è una sola parola di rimprovero. La cosa ci suggerisce una grande lezione. Una Chiesa o un individuo che soffra una persecuzione per la sua fede è, generalmente, più gradito a Dio che non un credente tranquillo, che conduce una vita comoda e che non testimonia del suo Signore. 
Corrie Ten Boom, l'olandese sopravvissuta alle camere a gas naziste, raccontò di un altro splendido trionfo di alcuni cristiani durante una persecuzione. Un gruppo di credenti si era appena riunito in un paesino al di là della cortina di ferro, quando la porta si spalancò ed entrarono due ufficiali russi armati di mitra. Dissero che avrebbero concesso cinque minuti affinchè chiunque fosse stato disposto a rinnegare Cristo, se ne potesse andare mentre quelli che fossero rimasti, sarebbero stati immediatamente fucilati. Mentre ciascuno cercava in cuore il coraggio per far fronte alla morte, alcuni si alzarono e andarono via. I militari allora andarono alla porta, la chiusero a chiave e si rivolsero a quelli ch'erano rimasti con queste parole: "Fratelli e sorelle in Cristo, anche noi siamo credenti come voi, ma non volevamo partecipare ad un culto con dei credenti non completamente dedicati a Cristo e non disposti a morire per Lui. Possiamo entrare a far parte della vostra fratellanza?"
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L'ESORTAZIONE

    Smirne, malgrado la sofferenza ed i martiri, veniva invitata dal Signore alla fedeltà: "Sii fedele fino alla morte e io ti darò la corona della vita" (Apocalisse 2:10).
Nel 107 d.C. Ignazio, mandato a Roma in catene per esservi giudicato, ebbe occasione di fermarsi a Smirne e di farvi la conoscenza di Policarpo e dei cristiani ai quali scrisse poi una lettera in cui dice: "Uniti in una fede salda, fermi nella carità, ringraziandogli per l'accoglienza fattagli".
Il termine "fedele" letteralmente è: "Diventa fedele", il che indica qualcosa che si rinnova; un invito più che giustificato. Smirne era definita da Cicerone: "La più fedele delle nostre alleate". Tale deve essere la Chiesa a Cristo! La fedeltà richiesta è quella totale "fino alla morte", tante volte invece, la nostra fedeltà al Signore dura fino al momento della prova. 
Vi è una beatitudine particolare per coloro che sono fedeli al Signore: "Beato l'uomo che sopporta la prova; perché, dopo averla superata, riceverà la corona della vita, che il Signore ha promessa a quelli che lo amano" (Giacomo 1:12).
Il Signore ci invita a perseverare: "Dio, infatti, non è ingiusto da dimenticare l'opera vostra e l'amore che avete dimostrato per il suo nome con i servizi che avete resi e che rendete tuttora ai santi. Soltanto desideriamo che ciascuno di voi dimostri sino alla fine il medesimo zelo per giungere alla pienezza della speranza" (Ebrei 6:10-11).
Satana poteva pur perseguitare i credenti, gettarli in prigione e condurli alla morte, ma di più non poteva fare. Tutto ciò che si trovava al di là della morte non era più sotto il potere di Satana. Per questo il Signore consola i suoi dicendo: "Io conosco la tua tribolazione e la tua povertà (ma pur sei ricco). ... Non temere quel che avrai da soffrire... Sii fedele fino alla morte e io ti darò la corona della vita".
C'è una corona che aspetta ogni fedele servitore. L'immagine è presa dalle gare dove si dava come premio al vincitore, una corona corruttibile, mentre Cristo il Vivente, promette a chi è fedele fino a sacrificare anche la propria vita, un premio di valore infinito, consistente nella vita beata, perfetta ed eterna. 

    Egli promette questa corona a coloro che rimangono fedeli nelle tribolazioni e nelle prove: "Beato l'uomo che sopporta la prova; perché, dopo averla superata, riceverà la corona della vita, che il Signore ha promessa a quelli che lo amano" (Giacomo 1:12).
Ma quando riceveremo questa corona? Dopo il rapimento della Chiesa, una volta raccolti presso il Signore, tutti i riscattati compariranno davanti a quello che la Scrittura chiama Bema, "tribunale di Cristo": "Ma tu, perché giudichi tuo fratello? E anche tu perché disprezzi tuo fratello? Poiché tutti compariremo davanti al tribunale di Dio" (Romani 14:10).
Qui sarà allora messo in piena luce ciò che avremo effettivamente fatto per il Signore: "Noi tutti infatti dobbiamo comparire davanti al tribunale di Cristo, affinché ciascuno riceva la retribuzione di ciò che ha fatto quando era nel corpo, sia in bene sia in male" (2Corinzi 5:10).
Qui il termine "comparire" si potrebbe meglio tradurre: "Nella nostra luce", oppure senza "simulazione". Così ciascuno comparirà davanti al tribunale di Cristo nella sua luce, senza simulazione. 
L'espressione "bene o male" non si riferisce a cose moralmente buone o malvagie, ma a ciò che è utile e utilizzabile, in contrapposizione a ciò che è inutile: "L'opera di ognuno sarà messa in luce; perché il giorno di Cristo la renderà visibile, poiché quel giorno apparirà come un fuoco; e il fuoco proverà quale sia l'opera di ciascuno.
Se l'opera che uno ha costruita sul fondamento rimane, egli ne riceverà ricompensa; se l'opera sua sarà arsa, egli ne avrà il danno; ma egli stesso sarà salvo; però come attraverso il fuoco" (1Corinzi 3:13-15).

    È importante precisare che non compariremo come colpevoli chiamati in giudizio, ma come salvati il cui lavoro verrà valutato: "In verità in verità vi dico: chi ascolta la mia parola e crede a colui che mi ha mandato, ha vita eterna e non viene in giudizio, ma è passato dalla morte alla vita" (Giovanni 5:24).
Infatti, il tribunale servirà affinché tutti si rendano conto delle proprie opere. Si tratta di una valutazione che riguarda l'edificio, non le fondamenta. La salvezza ha la sua base su ciò che Cristo ha compiuto, mentre la ricompensa sarà determinata dal servizio che gli avremo reso. L'espressione "tribunale di Cristo" non esprime però chiaramente l'idea precisa di ciò che esso realmente é. 
Questo non è un tribunale che condanna. Il Bema, infatti, era una piattaforma sopraelevata dove sedevano i giudici di gara dei giochi olimpici. Di qui potevano osservare come si svolgevano i giochi, determinare chi fossero i vincitori ed assegnare i premi. Il tribunale di Cristo non giudicherà dunque i peccati personali di ciascuno, perché essi sono ormai stati cancellati dalla potenza del sangue di Cristo Gesù.
Gli ipocriti e gli operai cristiani che sono diventati infedeli ed indulgenti verso loro stessi, non saranno presenti al Bema, ma nel giorno del giudizio finale saranno separati e gettati nelle tenebre, dove sarà il pianto e lo stridore dei denti.
Nel giorno del Bema saranno valutati tutti gli aspetti della nostra vita cristiana come ad esempio:

- Il nostro desiderio di crescita spirituale: "Fratelli, io non ho potuto parlarvi come a spirituali, ma ho dovuto parlarvi come a carnali, come a bambini in Cristo" (1Corinzi 3:1).

- La nostra perseveranza in preghiera: "Non cessate mai di pregare" (1Tessalonicesi 5:17).

- La nostra attitudine verso i fratelli: "Quanto all'amore fraterno, siate pieni di affetto gli uni per gli altri. Quanto all'onore, fate a gara nel rendervelo reciprocamente" (Romani 12:10).

    Tutta la nostra vita cristiana sarà valutata dal punto di vista qualitativo e quantitativo: "L'opera di ognuno sarà messa in luce; perché il giorno di Cristo la renderà visibile; poiché quel giorno apparirà come un fuoco; e il fuoco proverà quale sia l'opera di ciascuno" (1Corinzi 3:13).
Dio non dà mai i privilegi senza responsabilità, ma la responsabilità non ha valore se non c'è un rendiconto e nessuno potrà sfuggire. Davanti al Bema compariranno tre tipi di persone: coloro le cui opere saranno arse, quelli che si troveranno nella stessa condizione del ladrone in croce, che si saranno convertiti all'ultimo momento e che quindi non avranno compiuto alcun'opera che possa essere premiata. Infine quelli che avranno operato per il Signore, sia qualitativamente sia quantitativamente.
Un esempio per raffigurare il Bema è la festa dei bambini a conclusione della Scuola Domenicale. Possono partecipare solo coloro che sono iscritti nel registro di classe (che possiamo paragonare al libro della vita). Tutti ricevono un premio (paragonabile alla salvezza), ma vi è un premio supplementare per coloro che non si sono mai assentati ed un altro assegnato in base al profitto. Così avverrà al Bema. 
I premi sono raffigurati tipologicamente con delle corone:

1) La corona della vita. 
La riceveranno, come abbiamo precedentemente visto, coloro che sostengono la prova: "Beato l'uomo che sopporta la prova; perché, dopo averla superata, riceverà la corona della vita, che il Signore ha promessa a quelli che lo amano" (Giacomo 1:12).

2) La corona dell'allegrezza. 
La riceveranno coloro che avranno conquistato delle anime a Cristo: "Qual è infatti la nostra speranza o la nostra gioia o la corona di cui siamo fieri? Non siete forse voi, davanti al nostro Signore Gesù quando egli verrà? Sì, certo, voi siete il nostro vanto e la nostra gioia" (1Tessalonicesi 2:19,20).

3) La corona incorruttibile. 
Per una vita sobria, assegnata a coloro che avranno vinto la battaglia sul proprio "IO": "Chiunque fa l'atleta è temperato in ogni cosa; e quelli lo fanno per ricevere una corona corruttibile; ma noi, per una incorruttibile" (1Corinzi 9:25).

4) La corona della gloria. 
La riceveranno i pastori che hanno pasciuto il gregge di Cristo: "Pascete il gregge di Dio che è tra di voi, sorvegliandolo, non per obbligo, ma volenterosamente secondo Dio, non per vile guadagno, ma di buon animo; non come dominatori di quelli che vi sono affidati, ma come esempi del gregge. E quando apparirà il supremo pastore, riceverete la corona della gloria che non appassisce" (1Pietro 5:2-4).

5) La corona della giustizia. 
Per aver amato la venuta del Signore: "Ho combattuto il buon combattimento, ho finito la corsa ho conservato la fede. Ormai mi è riservata la corona di giustizia che il Signore, il giusto giudice, mi assegnerà in quel giorno; e non solo a me, ma anche a tutti quelli che avranno amato la sua apparizione" (2Timoteo 4:7,8).

Queste corone saranno poi gettate davanti al trono celeste in piena sottomissione e gratitudine a Dio: "I ventiquattro anziani si prostrano davanti a colui che siede sul trono e adorano colui che vive nei secoli dei secoli e gettano le loro corone davanti al trono, dicendo: "Tu sei degno, o Signore e Dio nostro, di ricevere la gloria, l'onore e la potenza, perché tu hai creato tutte le cose e per tua volontà furono create ed esistono" (Apocalisse 4:10,11).
In questo modo le corone che i credenti riceveranno, ridonandole al Signore, daranno gloria a Cristo e non al credente.
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LA PROMESSA

    Il Signore c'invita ad ascoltare per poter essere vincitori: "Chi ha orecchi ascolti ciò che lo Spirito dice alle Chiese. Chi vince non sarà colpito dalla morte seconda" (Apocalisse 2:11).
Solo se ascoltiamo ciò che lo Spirito dice, solo se saremo sensibili alla Sua voce, godremo della Sua benedizione e non saremo colpiti dalla "morte seconda". 
L'espressione "morte seconda" é nuova nel linguaggio Biblico. Essa indica chiaramente una morte diversa da quella temporale ed é messa in contrasto con la corona della vita. Descrive la perdizione eterna, vale a dire il tormento eterno nell'inferno: "Ma per i codardi, gl'increduli, gli abominevoli, gli omicidi, i fornicatori, gli stregoni, gli idolatri e tutti i bugiardi, la loro parte sarà nello stagno ardente di fuoco e di zolfo, che è la morte seconda" (Apocalisse 21:8).
Alla luce di tutta la Scrittura, si esclude l'idea di una assoluta cessazione dell'esistenza: "Poi la morte e il soggiorno dei morti furono gettati nello stagno di fuoco. Questa è la morte seconda, cioè lo stagno di fuoco. E se qualcuno non fu trovato scritto nel libro della vita, fu gettato nello stagno di fuoco" (Apocalisse 20:14,15).
La vita eterna é la conoscenza di Dio, la morte eterna o morte seconda é il decadimento di quelle facoltà che rendono possibile la conoscenza di Dio e la comunione con Lui. 

    Tutto questo parla di una terribile esistenza eterna senza Dio. Il Signore Gesù è venuto per salvare e non per condannare, tuttavia, chiunque rifiuta il Figlio di Dio come Salvatore personale sarà certamente condannato: "Io sono venuto come luce nel mondo, affinché chiunque crede in me, non rimanga nelle tenebre. Se uno ode le mie parole e non le osserva, io non lo giudico; perché io non sono venuto a giudicare il mondo, ma a salvare il mondo. Chi mi respinge e non riceve le mie parole, ha chi lo giudica; la parola che ho annunciata è quella che lo giudicherà nell'ultimo giorno" (Giovanni 12:46-48).
Non è possibile pensare che Dio non condannerà coloro che Lo hanno rigettato ed offeso oppure pensare che coloro che hanno rifiutato Cristo, saranno annientati con la morte e non esisteranno mai più (dottrina dell'annichilimento dell'anima): "Il Signore è lento all'ira ed è molto potente, ma non lascia il colpevole impunito. 

    Il Signore cammina nell'uragano e nella tempesta e le nuvole sono la polvere dei suoi piedi" (Naum 1:3).
Ciò porterebbe all'idea di un Dio ingiusto: la Bibbia afferma che "è stabilito che gli uomini muoiano una volta sola, dopo di che viene il giudizio". Ora, come i credenti saranno "giudicati" al tribunale di Cristo e riceveranno i premi secondo le loro opere, così i reprobi compariranno davanti al "Gran trono bianco" per essere giudicati e condannati secondo le loro opere: "Molti di quelli che dormono nella polvere della terra si risveglieranno; gli uni per la vita eterna, gli altri per la vergogna e per una eterna infamia. I saggi risplenderanno come lo splendore del firmamento e quelli che avranno insegnato a molti la giustizia risplenderanno come le stelle in eterno" (Daniele 12:2,3).
Ad essere giudicati sono tutti i morti che non hanno partecipato alla prima resurrezione, quindi tutti i perduti del genere umano d'ogni tempo e d'ogni ceto sociale.

    Sicuramente vi saranno dei diversi gradi di punizione del peccato: "Quel servo che ha conosciuto la volontà del suo padrone e non ha preparato né fatto nulla per compiere la sua volontà, riceverà molte percosse; ma colui che non l'ha conosciuta e ha fatto cose degne di castigo, ne riceverà poche. A chi molto è stato dato, molto sarà richiesto; e a chi molto è stato affidato, tanto più si richiederà" (Luca 12:47,48).
Anche il peccato viene misurato da Dio: "Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, perché costruite i sepolcri ai profeti e adornate le tombe dei giusti e dite: "Se fossimo vissuti ai tempi dei nostri padri, non saremmo stati loro complici nello spargere il sangue dei profeti!" In tal modo voi testimoniate contro voi stessi, di essere figli di coloro che uccisero i profeti. E colmate pure la misura dei vostri padri"! (Matteo 23:29-32).
Questo concetto è ripreso dall'apostolo Paolo: "I quali hanno ucciso il Signore Gesù e i profeti e hanno cacciato noi; essi non piacciono a Dio e sono nemici di tutti gli uomini, impedendoci di parlare agli stranieri perché siano salvati. Colmano così senza posa la misura dei loro peccati; ma ormai li ha raggiunti l'ira finale" (1Tessalonicesi 2:15,16).
Il Signore terrà conto:

A. Delle opportunità avute
"E tu, o Capernaum, sarai forse innalzata fino al cielo? No, tu scenderai fino al soggiorno dei morti. Perché se in Sodoma fossero state fatte le opere potenti compiute in te, essa sarebbe durata fino ad oggi. Perciò, vi dichiaro, nel giorno del giudizio la sorte del paese di Sodoma sarà più tollerabile della tua" (Matteo 11:23,24).

B. Delle opere compiute 
"Infatti, tutti coloro che hanno peccato senza legge periranno pure senza legge; e tutti coloro che hanno peccato avendo la legge saranno giudicati in base a quella legge" (Romani 2:12); "Non vi ingannate; non ci si può beffare di Dio; perché quello che l'uomo avrà seminato, quello pure mieterà" (Galati 6:7).

Tutto ciò sarà confermato dai libri che stanno qui a raffigurare il fatto che ogni azione, di ogni singolo individuo, non sarà mai dimenticata dal Giudice Eterno, che conosce anche i segreti del cuore: "Infatti quando degli stranieri, che non hanno legge, adempiono per natura le cose richieste dalla legge, essi, che non hanno legge, sono legge a sé stessi; essi dimostrano che quanto la legge comanda è scritto nei loro cuori, perché la loro coscienza ne rende testimonianza e i loro pensieri si accusano o anche si scusano a vicenda. Tutto ciò si vedrà nel giorno in cui Dio giudicherà i segreti degli uomini per mezzo di Gesù Cristo, secondo il mio vangelo" (Romani 2:14-16).
Anche se molte religioni "cristiane" non accettano l'idea dell'inferno, bisogna sottolineare che ciò è un'inconfutabile realtà biblica. Questo, infatti, appare come un luogo ben definito per i peccatori: "Allora dirà anche a quelli della sua sinistra: "Andate via da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli" (Matteo 25:41).
Con il giudizio universale viene definitivamente annullato il potere della morte, mentre con "lo stagno di fuoco" (il fuoco indica il giudizio), viene sottolineato il carattere eterno della sofferenza e del tormento: "Se l'occhio tuo ti fa cadere in peccato, cavalo; meglio è per te entrare con un occhio solo nel regno di Dio, che avere due occhi ed essere gettato nella geenna, dove il verme loro non muore e il fuoco non si spegne" (Marco 9:47,48).
Questo luogo, nella Scrittura, viene definito come "geenna", cioè luogo di discarica, dove le fiamme, simbolo di giudizio (Giuda 7), sono continue e l'odore è nauseante, ma anche luogo di tenebre eterne (Matteo 25:30; 2Pietro 2:3-9; Giuda 12,13).

La storia del ricco epulone e del povero Lazzaro è una rappresentazione dell'Ades e del paradiso o seno di Abramo, allo stato attuale (Luca 16:23-28); tuttavia ci chiarisce il fatto che non solo l'ades o "sheol" è un luogo di tormento che diviene poi definitivo nello stagno di fuoco, ma che non vi sono altre possibilità di salvezza dopo la morte. L'inferno è la morte seconda, cioè l'eterna separazione da Dio (Apocalisse 20:14,15; 21:8).
Di contro, una beatitudine particolare spetta a chi non sarà colpito dalla morte seconda: "Beato e santo è colui che partecipa alla prima risurrezione. Su di loro non ha potere la morte seconda, ma saranno sacerdoti di Dio e di Cristo e regneranno con lui quei mille anni" (Apocalisse 20:6).
Di fronte a questi incoraggiamenti e promesse, siamo chiamati ad affidarci totalmente e senza riserve al Signore, così se anche ci saranno prove e persecuzioni, queste non faranno che affinarci rendendoci perfetti e completi, di nulla mancanti: "Affinché la vostra fede, che viene messa alla prova, che è ben più preziosa dell'oro che perisce e tuttavia è provato con il fuoco, sia motivo di lode, di gloria e di onore al momento della manifestazione di Gesù Cristo" (1Pietro 1:7).
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L'APPLICAZIONE PROFETICA: IL CRISTIANESIMO POST-APOSTOLICO (100-313).

    Chi ritiene che le sette lettere siano la descrizione della Chiesa universale nel tempo, vede in questa la "Chiesa perseguitata" dei padri. Pertanto il nome Smirne descrive bene le sofferenze e le prove subite da questa Chiesa, che si distinse per la perseveranza e fedeltà al Signore. 
In questo senso la Chiesa di Smirne descrive e rappresenta la "Chiesa dei martiri", che va dalla fine del primo secolo fino all'editto di Costantino (316 d.C.), quando la Chiesa uscì dalla clandestinità e il cristianesimo diventò "religio licita". 
Per questo suo carattere specifico, Smirne rappresenta anche la "Chiesa sofferente e perseguitata" d'ogni tempo. Quello fu un periodo oscuro, difficile, perché essere cristiani, significava soffrire, riunirsi in catacombe, vivere nel deserto, subire angherie d'ogni sorta e migliaia di credenti perdettero la vita per la loro fede. Il cristianesimo delle catacombe é stato ben più di valore e ben più potente di quello delle cattedrali. Giustamente é stato affermato che "il sangue dei martiri é il seme della Chiesa". 
C'è da chiedersi: "Saremmo pronti ad essere una Chiesa come quella di Smirne?" Leggiamo e meditiamo insieme le seguenti considerazioni: "Se le prove leggere ti sembrano pesanti, cosa farai quando incontrerai le più dure
? Se ti curvi sotto un peso leggero, cosa succederà quando devi caricarti di uno più pesante? Se ti stanchi a lavorare un terreno molle, dove troverai le forze per coltivare un terreno duro? Se ti è difficile camminare in pianura, ce la farai a salire il monte? Se ti lamenti quando sei in salute, come reagirai nel tempo di dolore e di malattia? Se, come Esaù, non puoi aspettare un momento per la cena, cosa farai se ti viene a mancare il pane? Se non vieni in Chiesa quando gli altri t'incoraggiano, sarai presente durante la persecuzione? Se un ipocrita in Chiesa ti scandalizza, cosa dirai quando un Pietro rinnega Gesù? Se non lodi il Signore quando tutto va bene, troverai la forza di farlo quando le cose vanno male? Se quando passi un ruscello ti viene meno il fiato, cosa farai quando le acque si ingrosseranno? Se ti scoraggi nel giorno dell'avversità, la tua forza è poca" (Proverbi 24:10).

 

CONCLUSIONE

    Come piace poco ai credenti d'oggi dover soffrire. Per questa ragione lo Spirito Santo si rivolge ad ognuno di noi e ci chiede se siamo decisi a seguire il Signore, a soffrire per Lui ad essergli fedele fino alla fine: "Perché vi è stata concessa la grazia, rispetto a Cristo, non soltanto di credere in Lui, ma anche di soffrire per lui, sostenendo voi pure la stessa lotta che mi avete veduto sostenere e nella quale ora sentite dire che io mi trovo" (Filippesi 1:29,30)