LA SANTA CENA
A cura di Pino
Tarantino*

Il Signore Gesù ha
istituito solo due ordinamenti:
1. IL BATTESIMO IN ACQUA PER
IMMERSIONE Marco 16:15,16: "E disse loro: "Andate per tutto il
mondo, predicate il vangelo a ogni creatura. Chi avrà creduto e sarà stato
battezzato sarà salvato; ma chi non avrà creduto sarà condannato".
Dai primi convertiti, il battesimo in acqua per immersione è stato praticato in
ubbidienza al comando del Signore Atti 2:37,38:
"Udite queste cose, essi furono compunti nel cuore, e dissero a Pietro e
agli altri apostoli: "Fratelli, che dobbiamo fare?" E Pietro a loro:
"Ravvedetevi e ciascuno di voi sia battezzato nel nome di Gesù Cristo, per
il perdono dei vostri peccati, e voi riceverete il dono dello Spirito
Santo".
2. LA SANTA CENA. Gesù Cristo introdusse dei cambiamenti alla festa
della Pasqua, che la sua morte avrebbe reso necessari. Questi cambiamenti sono in realtà una sostituzione, vale a dire il passaggio
dall'antico al nuovo patto. La Pasqua ebraica non aveva più motivo di
continuare perché tutto l'insieme dei tipi e delle cerimonie che prefiguravano
il sacrificio di Cristo era stato ormai adempiuto e quindi abolito. Gesù,
servendosi di due elementi naturali, quale il pane e il vino, istituì il rito
della Santa Cena abolendo la Pasqua ebraica. Attraverso i secoli, per i
credenti, questa istituzione è diventata il memoriale
della Sua morte e il perfetto simbolo della redenzione compiuta dal sacrificio
del Calvario Matteo 26:26-28: "Mentre mangiavano, Gesù prese del
pane e, dopo aver detto la benedizione, lo ruppe e lo diede ai suoi discepoli
dicendo: "Prendete, mangiate, questo è il mio corpo". Poi, preso un
calice e rese grazie, lo diede loro, dicendo: "Bevetene tutti, perché
questo è il mio sangue, il sangue del patto, il quale
è sparso per molti per il perdono dei peccati".
L'apostolo Paolo, molti anni dopo, insegnava alla Chiesa di Corinto quanto era
necessario celebrare la Santa cena e quanto fosse necessario farlo con la
giusta attitudine 1Corinzi 11:23-32: "Poiché ho ricevuto dal
Signore quello che vi ho anche trasmesso; cioè, che il Signore Gesù, nella
notte in cui fu tradito, prese del pane e dopo aver reso grazie, lo ruppe e
disse: "Questo è il mio corpo che è dato per voi; fate questo in memoria
di me". Nello stesso modo, dopo aver cenato, prese anche il calice,
dicendo: "Questo calice è il nuovo patto nel mio sangue; fate questo, ogni
volta che ne berrete, in memoria di me. Poiché ogni volta che mangiate questo
pane e bevete da questo calice, voi annunciate la morte del Signore, finché
egli venga". Perciò, chiunque mangerà il pane o
berrà dal calice del Signore indegnamente, sarà colpevole verso il corpo e il
sangue del Signore. Ora ciascuno esamini sé stesso, e così mangi del pane e
beva dal calice; poiché chi mangia e beve, mangia e beve un giudizio contro sé stesso, se non discerne il corpo del Signore. Per questo
motivo molti fra voi sono infermi e malati, e parecchi muoiono. Ora, se
esaminassimo noi stessi, non saremmo giudicati; ma quando siamo giudicati,
siamo corretti dal Signore, per non essere condannati con il mondo".
CHE COSA NON È LA SANTA CENA
Non è la ripetizione del Sacrificio di
Cristo: Esso è stato fatto una volta
per sempre Ebrei 10:10: "In virtù di
questa volontà noi siamo stati santificati, mediante l'offerta del corpo di
Gesù Cristo fatta una volta per sempre".
Il sacrificio di Cristo non deve essere ripetuto come accadeva al Sommo
Sacerdote che entrava una volta l'anno nel luogo Santissimo Ebrei 9:24-26:
"Infatti Cristo non è entrato in un luogo santissimo fatto da mano d'uomo,
figura del vero; ma nel cielo stesso, per comparire ora alla presenza di Dio
per noi; non per offrire sé stesso più volte, come il sommo sacerdote, che
entra ogni anno nel luogo santissimo con sangue non suo. In questo caso, egli
avrebbe dovuto soffrire più volte dalla creazione del mondo; ma ora, una volta
sola, alla fine dei secoli, è stato manifestato per annullare il peccato con il
suo sacrificio".
Cosa significano le parole di Gesù
"ecco il mio corpo"?
Le parole di Gesù Cristo: "questo è il mio
corpo…questo il mio sangue" sono state motivo di controversia attraverso i
secoli in seno alla cristianità. Sono state formulate diverse teorie sulla
presenza di Gesù negli elementi della Santa Cena. Qui di seguito ne elenchiamo le quattro più diffuse e più conosciute.
La teoria della Transustanziazione. Questa teoria è dogma della Chiesa Cattolica
Romana, ma è accettata anche dalle cosiddette Chiese Ortodosse e da altri
gruppi simili. Questa dottrina insegna il senso pienamente materiale delle
parole di Gesù Giovanni 6:48-56: "Io sono
il pane della vita. I vostri padri mangiarono la manna nel deserto e morirono.
Questo è il pane che discende dal cielo, affinché chi ne mangia non muoia. Io sono il pane vivente, che è disceso dal cielo; se uno mangia di
questo pane vivrà in eterno; e il pane che io darò è la mia carne, che darò per
la vita del mondo". I Giudei dunque discutevano tra
di loro, dicendo: "Come può costui darci da mangiare la sua
carne?" Perciò Gesù disse loro: "In verità, in verità vi dico che se
non mangiate la carne del Figlio dell'uomo e non bevete il suo sangue, non
avete vita in voi. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue
ha vita eterna; e io lo risusciterò nell'ultimo giorno. Perché
la mia carne è vero cibo e il mio sangue è vera bevanda. Chi mangia la
mia carne e beve il mio sangue dimora in me, e io in
lui".
Il dogma cattolico insegna che al momento in cui il sacerdote officiante il
rito della Comunione, pronuncia le parole sacramentali "questo è il mio
corpo", in virtù del potere sacerdotale che ha ricevuto, sostituisce al
pane e al vino, il corpo e il sangue di Cristo, cioè la persona stessa di
Cristo, corpo, anima e Deità. I propugnatori di questa teoria dicono che le
sostanze spariscono, ma le apparenze (forma, colore e gusto) rimangono.
La teoria della Consustanziazione. Questa teoria è condivisa soprattutto dai luterani
e altri simili gruppi cristiani. L'insegnamento, simile a quello della
transustanziazione, è che nel momento in cui l'Officiante benedice il pane e il
vino, si aggiungono ad essi, in senso letterale e
materiale, sebbene invisibile agli occhi umani, il corpo e il sangue di Gesù
Cristo, cosicché al posto di un'unica sostanza ce ne sono due.
La teoria dell'impanazione o della
presenza spirituale di Cristo.
Questa teoria insegna che la Santa Cena è un mezzo della grazia di Dio. Gli
emblemi del pane e del vino rimangono tali anche dopo la consacrazione e sono
un'immagine del corpo e del sangue del Signore Gesù
Cristo, il quale, comunque è realmente presente, ma spiritualmente. Questo vuol
dire che Cristo Gesù è presente col suo Spirito negli elementi; il pane e il
vino non si trasformano e non agiscono da soli, meccanicamente, come insegna la
teoria della transustanziazione dei cattolici, però essi sono mezzi di grazia
che assicurano preziose benedizioni a coloro che partecipano
alla Santa Cena con la giusta disposizione d'animo.
Teoria della Commemorazione Semplice. Durante il periodo della Riforma Protestante del XVI° secolo, è stata per prima formulata dal riformatore
svizzero Hulrich Zwingli, sebbene verso la fine della sua vita si era poi
ravvicinato all'insegnamento propugnato da Giovanni Calvino. Questa teoria
insegna che la Cena non è altro che una semplice Commemorazione della morte di
Gesù Cristo.
IL SENSO DELLE PAROLE DI CRISTO
Il Nuovo Testamento è stato scritto nella
lingua greca comune di allora (il koinè dialektos). Comunque, Gesù Cristo, quale ebreo, si esprimeva nella
lingua comune più parlata dal popolo ebraico, che allora era l'aramaico, lingua
simile all'ebraico, dello stesso ceppo semitico. Nella lingua aramaica, con la
quale sicuramente Gesù si espresse quando disse "questo è il mio
corpo…questo è il mio sangue", non si adopera la copula (parola che lega
l'attributo al soggetto) e che in ebraico come in greco l'uso di legare
l'attributo al soggetto indica, che si tratta spesso di termini allegorici.
Gesù in un'occasione ha detto pure: "Io sono la porta... Io sono la via... Io sono la vite", mentre l'apostolo
Paolo ha detto di Gesù Cristo che Egli è la roccia. Nell'Antico Testamento troviamo che, tantissime volte, Dio è chiamato: rocca,
scudo, sole ecc. Nessuno, ovviamente, ha mai pensato trattarsi d'altro che di
paragoni. Non si deve perdere di vista il fatto che Gesù stesso, costatando che
i Giudei si erano sbagliati sul significato delle sue
parole circa il pane di vita ("Io sono il pane della vita... se voi non
mangiate la carne del Figlio dell'uomo, e non bevete il suo sangue, voi non
avete la vita in voi"), li avverte che si tratta di un paragone e che non
dovevano prendere quelle parole nel senso letterale Giovanni 6:63:
"Lo spirito è quel che vivifica, la carne non giova nulla; le parole che
io vi ragiono sono spirito e vita".
La Santa Cena, impartisce realmente delle meravigliose benedizioni a coloro che
partecipano con la giusta attitudine spirituale. Se il pane e
il vino sono simboli del corpo e del sangue di Cristo, il fatto di mangiare il
pane e di bere il vino diventa un atto simbolico significante la partecipazione
ai benefici dell'espiazione di Cristo, partecipazione ottenuta attraverso la
comunione stabilitasi tra il salvato e il Salvatore. Il pane della Santa
Cena è l'immagine del sostentamento dell'esistenza spirituale. Il vino è
un'immagine del sangue, che è la vita. Il pane e il vino simbolizzano così la
pienezza della vita che Cristo comunica ai suoi discepoli.
CHE COSA È LA SANTA CENA?
Il nostro Signore
Gesù Cristo, alla vigilia della sua crocifissione, dopo aver lavato i piedi ai
suoi discepoli, istituì il sacramento della Santa Cena, conosciuto anche con i
nomi di "comunione", "mensa del Signore", "sacramento",
"eucaristia" (che significa: "azione di grazie").
Una commemorazione Luca 22:17-20: "E, preso un calice, rese
grazie e disse: "Prendete questo e distribuitelo fra di voi; perché io vi
dico che ormai non berrò più del frutto della vigna, finché sia venuto il regno
di Dio". Poi prese del pane, rese grazie e lo ruppe, e lo diede loro
dicendo: "Questo è il mio corpo che è dato per voi; fate questo in memoria
di me". Allo stesso modo, dopo aver cenato, diede loro il calice dicendo: "Questo
calice è il nuovo patto nel mio sangue, che è versato per voi".
La Santa Cena sarebbe servita a ricordare quello che Gesù aveva fatto Matteo
26:26-30: "Mentre mangiavano, Gesù prese del
pane e, dopo aver detto la benedizione, lo ruppe e lo diede ai suoi discepoli
dicendo: "Prendete, mangiate, questo è il mio corpo". Poi, preso un
calice e rese grazie, lo diede loro, dicendo: "Bevetene tutti, perché
questo è il mio sangue, il sangue del patto, il quale
è sparso per molti per il perdono dei peccati. Vi dico che da ora in poi non
berrò più di questo frutto della vigna, fino al giorno
che lo berrò nuovo con voi nel regno del Padre mio". Dopo che ebbero
cantato l'inno, uscirono per andare al monte degli Ulivi".
Prima che il popolo di Israele attraversasse il Mar
Rosso (Pasqua significa passaggio), prima che passasse l'angelo che doveva
sterminare i primogeniti egiziani risparmiando i figli di Israele, il Signore
lo istruì circa l'istituzione della Pasqua. All'Esodo Dio libera e crea il suo
popolo. La celebrazione di quest'evento diventa al contempo la commemorazione
della liberazione dalla schiavitù d'Egitto e la prefigurazione della futura
liberazione che il Cristo avrebbe compiuto sulla
croce. Così come quei due eventi (il passaggio dell'angelo e la traversata del
Mar Rosso) sono ricordati, e non ripetuti, con la celebrazione della Pasqua. La
morte e la risurrezione di Gesù Cristo sono commemorati
con la Santa Cena. Attraverso la celebrazione di questo gesto, noi non
ripetiamo il sacrificio di Cristo, lo ricordiamo. Qui
sta il significato della Cena! Essa tramite un "gesto" commemora la
salvezza 1Corinzi 11:23-26: "Poiché ho
ricevuto dal Signore quello che anche v'ho trasmesso; cioè, che il Signor Gesù,
nella notte che fu tradito, prese del pane; e, dopo aver rese grazie, lo ruppe
e disse: Questo è il mio corpo che è dato per voi; fate questo in memoria di
me. Poiché ogni volta che voi mangiate questo pane e bevete di questo calice,
voi annunziate la morte del Signore, finch'egli venga".
Comprendere questo aspetto è estremamente importante; Paolo dice che ogni volta
che mangiate di questo pane e bevete di questo calice, voi "annunziate la
morte del Signore". Non dice voi "ripetete". È un annuncio con
"un gesto": mangiare e bere i simboli del suo corpo e del suo sangue.
È rinnovare il ricordo, è annunciarci salvezza e
ricreare la presenza spirituale del Cristo.
UN GESTO DI COMUNIONE CON CRISTO 1Corinzi 10:14-17: "Perciò, cari miei, fuggite l'idolatria. Io parlo
come a persone intelligenti; giudicate voi di quello che dico. Il calice della
benedizione che noi benediciamo, non è egli la comunione col sangue di
Cristo?"
È il più alto momento di comunione con Cristo: un momento solenne!
UN GESTO DI COMUNIONE CON LA CHIESA 1Corinzi 10:14-17: "Il calice della benedizione che noi
benediciamo, non è egli la comunione col sangue di Cristo? Il pane, che noi
rompiamo, non è egli la comunione col corpo di Cristo? Siccome v'è un unico
pane, noi, che siamo molti, siamo un corpo unico, perché partecipiamo tutti a
quell'unico pane".
La Chiesa è un corpo e in quanto tale deve essere
legato in modo perfetto. La Santa Cena ci ricorda che ogni fratello deve avere
comunione con il corpo di Cristo. È importante considerare che "tutti"
ne mangiarono e "tutti ne bevvero" Marco
14:22-26: "Mentre mangiavano, Gesù prese del pane; detta la
benedizione, lo spezzò, lo diede loro e disse: "Prendete, questo è il mio
corpo". Poi, preso un calice e rese grazie, lo diede
loro, e tutti ne bevvero. Poi Gesù disse: "Questo è il mio sangue,
il sangue del patto, che è sparso per molti. In verità vi dico che non berrò
più del frutto della vigna fino al giorno che lo berrò
nuovo nel regno di Dio". Dopo che ebbero cantato gli inni, uscirono per
andare al monte degli Ulivi".
Per festeggiare la Pasqua si riuniva la famiglia, per celebrare Gesù si riunisce la famiglia spirituale: nell'armonia, nella pace,
nell'intimità, nell'amore, nella comunità fraterna. Non vi sia nessun disturbo
nella famiglia di Dio Efesini 2:19: "Così
dunque non siete più né stranieri né ospiti; ma siete concittadini dei santi e
membri della famiglia di Dio".
Il pane che si spezza, cui tutti partecipano, fa partecipare assieme allo
"stesso corpo". Compiere un gesto da solo ha una
valenza, un significato; farlo assieme, è diverso, ha un significato ben
più profondo, di fraterna comunione, aggrega, rende partecipi. Il messaggio del
Vangelo non è un messaggio rituale, ma spirituale, affettivo e fisico. È un
messaggio che si rivolge alla persona umana nella sua totalità. Esso chiama in
causa il corpo, la mente e lo spirito dell'uomo: i gesti aiutano e servono per
comprendere delle lezioni e dei valori molto meglio che le espressioni verbali.
Lo si fa assieme, c'è la comunione dei fratelli. Il
significato profondo è quello di ricordare insieme come Chiesa che cosa Gesù ha
compiuto per la nostra salvezza per viverlo più profondamente nell'esperienza
personale e comunitaria. Ricordare e rivivere assieme.
È sempre utile vivere una vita di comunione del Signore, allora saremo tutti
ispirati e predisposti a celebrare la Cena del Signore non come una festa
pubblica alla quale occorrono credenti da tutte le chiese circonvicine creando
certamente una preziosa occasione di incontro che però
non è aderente al carattere stesso della riunione, "come una festa
intima," che ogni comunità locale fa con Cristo Gesù il Signore, il quale
ripete ai Suoi discepoli "in privato" Luca 22:15: "Quando
giunse l'ora, egli si mise a tavola, e gli apostoli con lui. Egli disse loro:
"Ho vivamente desiderato di mangiare questa Pasqua con voi, prima di
soffrire".
UN RICORDARE CHE GESÙ TORNA 1Corinzi 11:26: "Poiché ogni volta che voi mangiate questo
pane e bevete di questo calice, voi annunziate la morte del Signore, finch'egli
venga".
La Santa Cena è un annuncio alla preparazione per un grande avvenimento, quello
che realizza le speranze più profonde di ogni figlio di Dio: il ritorno di Gesù
Cristo. La Santa Cena, dunque, ha anche un carattere escatologico ed è il segno
col quale il Signore ha lasciato ai discepoli l'impressione più consolante Matteo
26:29: "Io vi dico che d'ora in poi non berrò
più di questo frutto della vigna, fino al giorno che lo berrò nuovo con voi nel
regno del Padre mio".
E l'apostolo Paolo dice, in 1Corinzi 11:26: "Poiché ogni volta che
voi mangiate questo pane e bevete di questo calice, voi annunziate la morte del
Signore, finch'egli venga".
Ecco dunque le tre cose chiaramente ricordate, realizzate e annunciate nel
Sacramento della Santa Cena
- In relazione al passato esso ci mostra il riscatto della
Chiesa operato dal sacrificio espiatorio di Gesù Cristo, sulla croce del
Calvario;
- In relazione al presente esso è intima comunione con Cristo e
la Comunità.
- In relazione al futuro esso è annuncio della felicità eterna
della Chiesa, al ritorno di Gesù Cristo.
NEI SIMBOLI: UN PRECISO MESSAGGIO!
Qualcuno ha affermato che viviamo in una
società caratterizzata da continui mutamenti, siano
essi di carattere morale, etico, strutturale, economico, ecc... Effettivamente
è così. Purtroppo dobbiamo avere l'onestà di riconoscere che non tutti i
cambiamenti sono per il meglio. Senza dire che il passato era
meglio del presente, è evidente che in molte cose non abbiamo affatto
progredito. E questo spirito di novità non solo incalza, ma influenza anche la
chiesa del Signore Gesù Cristo, nonostante
l'esortazione Paolina a "non conformarci a questo mondo" (Romani
12:2).
Nonostante questo insegnamento accade però che, sempre di più, trascurando ed
ignorando i principi stabiliti dalla Parola di Dio quale "norma
normans", si assiste all'infiltrarsi nella chiesa di pensieri, tendenze,
modelli e comportamenti tali che, perché possano avere una qualche
giustificazione, si è costretti a ricorrere a considerazioni esclusivamente
extra-bibliche. Constatiamo, infatti, che nel giro di
dieci/quindici anni a questa parte, in diverse chiese locali, in occasione
della rammemorazione del sacrificio del Signore, contrariamente a quanto
indicato dalla Parola del Signore, anziché rompere il pane e bere dal calice,
si usano gallette preconfezionate, pezzetti di pane già tagliati e bicchierini
individuali. Non è nostra intenzione giudicare coloro che
hanno adottato questa prassi (spesso "contro voglia", così ci
è stato detto), ma ugualmente sentiamo il dovere di invitarli ad una serena
riflessione su quanto dice la Parola di Dio Giosuè 1:7: "Abbi cura
di mettere in pratica tutta la legge che Mosè, mio servo, ti ha data; non te ne
sviare né a destra né a sinistra, affinché tu prosperi".
Non si tratta di conservare semplicemente tradizioni vetuste, ma di chiederci
con quale diritto riteniamo di dover mutare ciò che la Parola di Dio prescrive.
Secondo l'insegnamento delle Scritture, l'ubbidienza al memoriale istituito dal
Signore Gesù non ha carattere sacramentale, ma
simbolico. Come Lui stesso ha detto: "Fate questo in memoria di me"
(Luca 22:19). Osserviamo che, non soltanto ci ha detto
di ricordarci di Lui, ma di farlo in una maniera ben precisa. A volte però,
quando si rivolgono questi richiami, ci viene risposto
che dobbiamo guardarci dal formalismo e da un gretto letteralismo. È vero che
la sostanza viene prima della forma e, nel nostro caso, ciò che ha realmente
valore è il sacrificio perfetto ed unico del nostro Salvatore, compiuto una
volta per sempre. Però anche la forma ha la sua
importanza, così come non si metterebbe del buon cibo in un piatto sporco.
Perciò, sebbene crediamo che il pane ed il vino rimangano tali, pure essi richiamano realtà spirituali sublimi e profonde nel
momento in cui ci accostiamo ad essi nella maniera indicata dal Signore. Ne risulta che il simbolo, avendo un carattere convenzionale,
conserva il suo significato pregnante, solo se viene ripetuto così come è stato
istituito. Dopo tutto il pane ed il vino, che fanno parte degli alimenti
quotidiani, risultano abbastanza banali nelle
abitudini correnti. Perciò se non ci atteniamo alla Parola del Signore,
introduciamo elementi soggettivi che non richiamano più le realtà specifiche
che il Signore Gesù ha voluto sottolineare. Ricordiamo
che c'è una stretta analogia con il comandamento del battesimo: o lo si pratica per immersione, perché battesimo vuole dire
"immersione", o altrimenti non lo è. Solo l'immersione totale
illustra le verità spirituali che il battesimo deve proclamare. Se invece ci lasciamo influenzare dal
"pragmatismo", anziché dalla Parola di Dio, allora, dal momento che
con il battesimo per immersione si potrebbe contrarre il raffreddore, ci si
sentirà giustificati nell'amministrarlo per aspersione, con poche gocce
d'acqua. Questa è l'aberrazione a cui si giunge quando la logica e le
considerazioni umane prevalgono sulla parola di Dio.
Motivi di perplessità
Bisogna avere l'onestà di riconoscere
che per circa duemila anni i cristiani desiderosi di rispettare le Sacre
Scritture e di seguire le orme del Nuovo Testamento hanno sempre praticato
questo memoriale seguendo letteralmente quanto stabilito dal Signore, cioè rompendo il pane e bevendo dal calice. Nessuno può
affermare di essere giunto a una pratica diversa
leggendo e studiando la Parola di Dio. Quando ci sono
stati dei cambiamenti, questo è avvenuto per l'influenza o il suggerimento di
missionari che nei loro Paesi erano abituati alla celebrazione del
"memoriale" in maniera che noi riteniamo deformata. Missionari certamente sinceri, ma che spesso venivano da una realtà
diversa dal movimento di chiese che desiderano attenersi solo agli insegnamenti
ed alle prescrizioni delle Scritture. Il cambiare la forma alla
celebrazione del memoriale del Signore, trova i suoi precedenti esclusivamente
nelle eresie della chiesa Romana. Al Concilio di Costanza del 1415, il calice
fu vietato ai fedeli. In realtà l'uso di non dare il calice era iniziato già
verso il 1250. Probabilmente questo era successo per ragioni igieniche. È
evidente che una chiesa moltitudinista debba avere queste preoccupazioni. Ma quest'allontanamento aveva anche radici teologiche. Infatti già nel VI° Concilio Lateranense del 1215 era stato
fissato il dogma della "transustanziazione". Secondo questo dogma il
Cristo tutto intero (carne e sangue) si trova nell'ostia e quindi non era necessario dare il calice ai fedeli. Questo dimostra che
un errore non rimane mai isolato. Quando ci si allontana dalla semplicità della
Parola di Dio si dà inizio ad un processo di cui non
possiamo prevedere le conseguenze. Poiché per tanti anni abbiamo testimoniato
di essere usciti da Babilonia e ci siamo vantati di essere tornati alla
semplicità dell'evangelo ubbidendo al comandamento di Gesù "sic et simpliciter", faremmo ora il cammino inverso con
i "bicchierini" e le gallette o i quadratini di mollica tagliati in
precedenza? Non ci deve far riflettere tutto questo? Queste pratiche che, come
abbiamo visto, sono estranee al Nuovo Testamento, sono giustificate con motivazioni
di carattere igienico e sanitario paventando la diffusione dell'AIDS.
Sembrerebbe un suggerimento molto saggio, ma lo è
veramente? Sono vissuto in un tempo in cui nel nostro Paese la tubercolosi era
ancora un problema perché se ne moriva. Come sappiamo essa è estremamente
contagiosa, in particolare la tisi. Nonostante questo la distribuzione dei
"simboli" non è stata cambiata (forse quei nostri
fratelli erano troppo semplici ed ingenui?) Se un credente sa di essere
fonte di contagio, potrebbe chiedere di accostarsi ai simboli per ultimo. Non è
mai una buona cosa stabilire delle norme su casi ipotetici, perché ci sono
sempre tante eccezioni. Ma se, come ci insegna il
Nuovo Testamento, nell'assemblea locale ci sono gli anziani, compete a loro di
esaminare i diversi casi ed intervenire con opportuni suggerimenti di carattere
pratico senza stravolgere l'insegnamento biblico. Certi problemi possono
esistere per le chiese "moltitudiniste" che, essendosi allontanate
dal modello neo testamentario, offrono la "cena dei
Signore" a tutti i presenti indistintamente, conosciuti e non. Ma se nell'Assemblea è praticata e vissuta la realtà della
"comunione" fraterna, nel senso di condividere le problematiche gli
uni degli altri, allora non sorgeranno problemi. Per
restare su un piano pratico, aggiungiamo che, per quanto ci consta, non
dobbiamo esagerare il pericolo dell'AIDS, la malattia di cui tanto si discute e
che tanta paura incute. Leggo su una scheda preparata
dalle U.S.L. "Al contrario della maggior parte delle malattia
trasmissibili - raffreddore, influenza, tosse, ecc. - l'AIDS non si trasmette
attraverso starnuti, colpi di tosse, cibi, bevande, utensili o semplicemente
essendo a lungo vicini ad una persona infetta. Dopo cinque anni di esperienza è evidente che il contatto casuale con
soggetti colpiti da AIDS non fa correre ad altre persone rischi di contagio.
Non è stato finora individuato alcun caso in cui l'AIDS sia stata
trasmessa attraverso contatti casuali (non sessuali) con persone di famiglia,
colleghi di lavoro o amici. Non risulta che abbiano
contratto la malattia operatori sanitari e quanti altri che si occupano di
malati di AIDS soltanto per il fatto di averli frequentati giornalmente".
Stiamo perciò attenti a non esagerare realtà che di fatto
non esistono! Oggi si parla molto dell'AIDS, ma non è con il calice della Cena
del Signore che si propaga, piuttosto con i cattivi comportamenti. Abbiamo
saputo di casi in cui dei giovani neo convertiti,
avrebbero rifiutato "il calice" perché nauseati della promiscuità in
cui hanno vissuto nel passato. Lo sappiamo tutti con quale disinvoltura nella
società di oggi, ragazzi e ragazze passano dalle
braccia, e non solo dalle braccia, gli uni degli altri, ma questo non deve
condizionare la verità biblica. Che ci sia un rifiuto per questo tipo di
passato non solo è comprensibile, ma doveroso.
Tuttavia è proprio a questo riguardo che deve subentrare l'azione degli anziani
per spiegare ed insegnare che il diventare membri
della famiglia di Dio significa entrare in una nuova dimensione che non ha più
nulla a che fare con il passato. Cristo ha realmente dato sé stesso per
abbattere ogni muro di separazione, facendoci membra di uno stesso corpo.
Questa è la realtà nuova a cui ci si deve abituare. Che
inizialmente ci possa essere l'istintiva repulsione di bere nello stesso
calice, può essere comprensibile. Ma questa reazione può essere vinta e
superata con l'aiuto dei Signore se si ricorda che non
siamo più estranei gli uni gli altri, ma legati da vincoli di amore celeste.
L'apostolo Paolo nel raccontare la sua esperienza in Galazia ricorda con
apprezzamento l'accoglienza che gli venne riservata
nonostante la situazione. Egli scrive Galati 4:13,14:
"Ora, voi sapete come per l'addietro io vi evangelizzai con infermità
della carne. E voi non isprezzaste, nè schifaste la mia prova, che era nella
mia carne; anzi mi accoglieste come un angelo di Dio, come Cristo Gesù
stesso".
Quando si permette allo Spirito Santo di farci esperimentare la realtà della
comunione che il Signore crea fra di noi, allora
vengono a cadere le riserve che caratterizzavano la nostra alienazione da Dio.
L'insegnamento biblico
Se le considerazioni di
ordine pratico hanno la loro importanza, è l'insegnamento biblico ad
avere un carattere determinante e vincolante. E, su questa
base dobbiamo riconoscere che non c'è nessun passo biblico che possa
giustificare una pratica diversa da quella descritta nel Nuovo Testamento. Come
tutti possono constatare, gli evangeli sono
soprattutto descrittivi del memoriale istituito da Gesù. Ma l'apostolo Paolo,
in un testo altamente teologico e prescrittivo, come
lo è il capitolo undici della prima lettera ai Corinzi, è molto preciso nelle
sue affermazioni. Egli scrive 1Corinzi 11:23:
"Ho ricevuto dal Signore quello che vi ho anche trasmesso".
Quindi non siamo di fronte ad una pratica emanante dalla pietà dell'uomo, ma di
ciò che il Signore stesso ha insegnato. Dicendo questo l'apostolo sottolinea enfaticamente di essersi attenuto alle istruzioni
ricevute senza cambiare nulla. Questo ci rimanda agli evangeli che narrano
dettagliatamente ciò che Gesù ha fatto nella notte in cui fu tradito. Di
particolare importanza è l'osservare che Gesù, nell'istituire il memoriale, non
prese semplicemente a caso quello che era sulla tavola pasquale, ma ha fatto
scelte precise, mostrando come nella sua istituzione tutto sia
stato ponderato e mirato. In quell'occasione, sulla tavola, vi erano
l'agnello arrostito, del pane azzimo e le erbe amare, fondamentali per la
pasqua giudaica. Ma Gesù, quale "mediatore del nuovo
patto" fece una scelta diversa. Egli "prese del pane e dopo
aver reso grazie lo ruppe". In secondo luogo "dopo aver cenato, prese
anche il calice". Anche qui notiamo che Gesù non ha preso un calice
qualsiasi, né ha preso uno dei bicchieri dal quale i discepoli bevevano
(proprio a voler sottolineare la non banalità di
quello stava facendo), ma ha preso "il calice". Per
comprendere bene il testo si deve sapere che nel corso della pasqua ebraica si
usava più di un calice. Ne abbiamo una testimonianza
nel vangelo di Luca dove viene menzionate "un calice" che Gesù
distribuì ai suoi discepoli prima di istituire il memoriale (Lu 22:14-18). Qual
è dunque "il calice" menzionato dall'apostolo Paolo? Egli ne
parla nel capitolo decimo della stessa prima lettera ai Corinzi. In
quell'occasione egli parla del "calice della benedizione, che noi
benediciamo..."; ma l'apostolo non si ferma a questo, ma descrive il
significato di questo calice particolare aggiungendo: "non è forse la comunione con il sangue di Cristo?"
(1Co 10:16). Esso richiamava "il sangue del patto" (Es 24:8). Infatti sta scritto che Gesù: "dopo
avere cenato, diede loro il calice dicendo: «Questo calice è il nuovo patto nel mio sangue, che è
versato per voi»" (Lu 22:20). È evidente che
il Signore voglia richiamare l'attenzione dei credenti ad una verità
essenziale, cioè che soltanto grazie al suo sangue
versato una "volta per sempre", abbiamo salvezza. La sorgente è unica, e questa verità deve essere simbolicamente
illustrata dalla partecipazione al calice comune. Quindi niente possibilità di
sostituirlo con bicchierini che, anziché sottolineare
il concetto della comunione, evidenziano l'individualismo. A volte per
contestare quanto andiamo affermando, si solleva l'obbiezione circa quelle
chiese locali che, a motivo del numero consistente dei membri usano più di un
calice. Questa è una situazione assolutamente diversa dai bicchierini, perché
la verità che si vuole sottolineare, viene conservata.
Purtroppo è vero che in questi ultimi tempi si apprezza sempre meno la
"comunione", con il Signore e con la fratellanza. Ma la forza
dell'argomentazione paolina viene evidenziata dalle
parole e dall'analogia che segue: "Il pane che noi rompiamo, non è
forse la comunione con il corpo di Cristo? Siccome vi è un unico pane, noi, che
siamo molti, siamo un corpo unico, perché partecipiamo tutti a quell'unico
pane" (1Co 10:16-17). Com'è possibile constatare, il concetto della comunione viene altresì
ribadito dal fatto che si partecipa ad "un unico pane", che
viene spezzato al momento della distribuzione, non spezzettato o tagliato in
precedenza. Questo particolare è talmente evidente nel Nuovo Testamento che
quando si voleva parlare dell'incontro in cui si celebrava il memoriale lo si indica come il "rompere il pane" (At
2:42, 46; 20:7). Che anche la forma abbia la sua
importanza viene evidenziato dalla narrazione concernente i due discepoli sulla
via di Emmaus. Questi uomini avevano la vista velata circa lo sconosciuto che
aveva fatto strada con loro. Ma sta scritto che: "Quando
fu a tavola con loro prese il pane, lo benedisse, lo spezzò e lo diede loro.
Allora i loro occhi furono aperti e lo riconobbero" (Lu 24:30-31). Questi uomini riconobbero Gesù perché Egli ripeté
il memoriale con la stessa "forma" con cui lo aveva istituito. Quando
il libro degli Atti ci racconta che i credenti "spezzavano il
pane" (At 2:42; 20:7) sottintende una
celebrazione uguale a quella istituita da Gesù e non modificata. Vi è infine
una considerazione molto più seria di quanto si possa
pensare, quando si invocano ragioni igieniche per giustificare l'istituzione
dei "bicchierini". Come è stato osservato,
siamo di fronte ad una istituzione che proviene dalla bocca stessa di Gesù
Cristo. Ma quale considerazione abbiamo della sua
persona? Come possiamo pensare che l'accostarsi al calice comune durante la
celebrazione della cena del Signore possa essere considerato una trascuranza
delle norme igieniche? Se questo fosse vero, dovremmo rivolgere questa accusa prima di tutto a Gesù che ha istituito e
partecipato a questa pratica. Non dobbiamo pensare che ai suoi tempi ci fossero minori possibilità di contagio di quelle di oggi.
Eppure lo stesso Signore che ha trasmesso agli Israeliti dettagliate
prescrizioni di carattere igienico-sanitario (vedi ad esempio il libro dei
Levitico), ha offerto il calice ai suoi discepoli dicendo: "Bevetene
tutti" (Mt 26:28). Come possiamo pensare che,
quando Gesù ha istituito questo memoriale, non abbia previsto il problema
dell'AIDS che avremmo avuto nel duemila a causa del
nostro comportamento peccaminoso? Il Signore Gesù
Cristo, l'eterno Figlio di Dio, non avrebbe avuto questa lungimiranza? Avrebbe
condiviso i limiti del suo tempo? Se riflettiamo su tutto ciò che viene indirettamente sottinteso nell'adottare i
"bicchierini" per motivi igienici, ci si rende conto che la posta in
gioco non è da poco. Si corre il rischio di mettere in dubbio la perfetta "deità"
di Gesù Cristo, colui "nel quale tutti i tesori della sapienza e della
conoscenza sono nascosti" (Cl 2:3). Eppure la
Parola di Signore afferma che Egli, pur avendo preso "forma di
servo", era anche "in forma di Dio" (Fl 2:6, 7). Nel confidare in Lui non si corrono rischi, perché "in
lui abita corporalmente tutta la pienezza della Deità" (Cl 2:9). Dopo tutto siamo chiamati a
proclamare, in ogni singola chiesa locale, la verità di un corpo unico di cui
Cristo stesso è il "capo supremo" (Ef 1:22).
Alla legge! Alla testimonianza!
Quando si parla di questi argomenti, si fanno precisazioni e si mettono in evidenza le affermazioni delle Scritture, molto
spesso si obietta che è vero, ma, estrapolandole dal loro contesto, si invocano
le parole dell'apostolo Paolo secondo cui: "la lettera uccide, ma lo
Spirito vivifica" (2Co 3:6). Una sana esegesi di questo testo in cui
si fa riferimento all'Antico Testamento e alla sentenza di morte pronunciata
sull'uomo che pecca in contrasto con l'azione vivificatrice dello Spirito
Santo, non permette di giungere alle conclusioni che
alcuni vorrebbero. Altre volte si dice ancora che nelle Scritture ci sarebbero
cose essenziali ed altre secondarie. In un certo senso è vero, ma stiamo
attenti a non abusare di questa argomentazione. Gesù
ha detto: "In verità vi dico: finché non siano passati il cielo e la
terra, neppure un iota o un apice della legge passerà
senza che tutto sia adempiuto. Chi dunque avrà violato uno di questi minimi
comandamenti e avrà così insegnato agli uomini, sarà chiamato minimo nel regno
dei cieli" (Mt 5:18-19). In passato abbiamo
combattuto, giustamente, il liberalismo teologico e razionalistico che svuota
le Scritture della loro autorità. Oggi stiamo adottando
un "liberalismo pragmatico" diabolicamente pericoloso. La Bibbia dice
così, ma bisogna tener conto della situazione, ecc...,
ecc... In sostanza, si trovano mille cavilli per "by-passare" il
chiaro insegnamento della Bibbia. Così ci si sente sicuri perché, teoricamente
si continua ad affermare l'inerranza delle Scritture, la loro piena
attendibilità, che esse sono la nostra sola norma in fatto di dottrina e di condotta,
ma in pratica ci riserviamo la libertà di trasformarla ed adeguarla alle mode
del momento. Oppure ci nascondiamo dietro all'alibi
che ormai molti fanno così, o che in quell'occasione si è fatto in quel modo
senza che nessuno abbia obiettato. Possiamo rispondere usando le parole
dell'apostolo Paolo scritte in una diversa occasione: "Se poi a
qualcuno piace essere litigioso, noi non abbiamo tale abitudine; e neppure le
chiese di Dio" (1Co 11:16). E nel parlare di "chiese di Dio" non
intendiamo riferirci ad una denominazione o movimento, ma a tutte quelle chiese
che con umiltà e semplicità desiderano sottomettersi al modello indicato dal
Nuovo Testamento. L'insegnamento biblico è immutabile e nessuno di noi ha il
diritto di modificarlo. Sta scritto: "Ogni parola di Dio è affinata con
il fuoco… Non aggiungere nulla alle sue parole…" (Pr 30:5-6). Abbiamo visto che il Signore
Gesù Cristo, nel rompere il pane e nel distribuire il calice ha detto "fate
questo in memoria di me" (Lu 22:19; 1 Co 11:24-25). Perciò,
se vogliamo rispondere al suo desiderio di Gesù ed assecondare le sue
intenzioni, dobbiamo attenerci semplicemente e fedelmente a ciò che Egli ha
prescritto.
L'IMPORTANZA DELLA CENA DEL SIGNORE
È necessario accostarsi degnamente 1Corinzi
11:26-32: "Poiché ogni volta che mangiate
questo pane e bevete da questo calice, voi annunciate la morte del Signore,
finché egli venga". Perciò, chiunque mangerà il
pane o berrà dal calice del Signore indegnamente, sarà colpevole verso il corpo
e il sangue del Signore. Ora ciascuno esamini sé stesso, e così mangi del pane
e beva dal calice; poiché chi mangia e beve, mangia e beve un giudizio contro sé stesso, se non discerne il corpo del Signore. Per questo
motivo molti fra voi sono infermi e malati, e parecchi muoiono. Ora, se
esaminassimo noi stessi, non saremmo giudicati; ma quando siamo giudicati,
siamo corretti dal Signore, per non essere condannati con il mondo".
Non è degna:
<>Una vita di contrasto con la Parola di Dio, legata al mondo 1Giovanni
2:15-17: "Non amate il mondo né le cose che
sono nel mondo. Se uno ama il mondo, l'amore del Padre
non è in lui. Perché tutto ciò che è nel mondo, la
concupiscenza della carne, la concupiscenza degli occhi e la superbia della
vita, non viene dal Padre, ma dal mondo. E il mondo passa con la sua
concupiscenza; ma chi fa la volontà di Dio rimane in eterno".
<>Una vita in discordia o in lite con i fratelli Matteo 5:23-25: "Se dunque tu stai per offrire la tua
offerta sull'altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualcosa contro di te,
lascia là la tua offerta davanti all'altare, e va' prima a riconciliarti con
tuo fratello; poi vieni a offrire la tua offerta. Fa' presto amichevole accordo
con il tuo avversario mentre sei ancora per via con lui, affinché il tuo
avversario non ti consegni in mano al giudice e il giudice in mano alle
guardie, e tu non venga messo in prigione".
L'equivoco da chiarire é quello dell'astensione dalla Cena del Signore di
coloro che si reputano indegni, i quali non partecipano per non essere
giudicati. Nella maggior parte dei casi si tratta di credenti che non sono
disposti a perdonare e che preferiscono rimanere con il proprio cruccio e la
propria amarezza. Questo atteggiamento di rigore apparente che vorrebbe
rivelare in alto grado di spiritualità, evidenzia invece, risentimento e
ribellione. L'umiltà e la coerenza cristiane ci fanno mettere in pratica la
norma biblica Efesini 4:26,31: "Il sole
non tramonti sopra la vostra ira e non fate posto al diavolo. Via da voi ogni
amarezza, ogni cruccio e ira e clamore e parola offensiva con ogni sorta di
cattiveria! Siate invece benevoli e misericordiosi gli uni verso gli altri,
perdonandovi a vicenda come anche Dio vi ha perdonati
in Cristo".
È necessario ricercare il fratello offeso e accostarsi alla Tavola del Signore
con gioia e gratitudine. Se un credente non si reputa degno di accostarsi alla
Cena del Signore come potrà essere pronto per partecipare alle "Nozze dell' Agnello"?
<>Un attitudine di leggerezza e superficialità.
È dunque richiesto l'esame di se stesso e un'attenta preparazione spirituale 1Corinzi
11:28-30: "Ora ciascuno esamini sé stesso, e
così mangi del pane e beva dal calice; poiché chi mangia e beve, mangia e beve
un giudizio contro sé stesso, se non discerne il corpo del Signore. Per questo motivo
molti fra voi sono infermi e malati, e parecchi muoiono".
Ognuno é giudice di se stesso e risponde personalmente al Signore. Chi si accosterà indegnamente ne risponderà personalmente.
Dio ci aiuti a fare sempre meglio la Sua volontà Salmo 139:23,24:
"Esaminami, o Dio, e conosci il mio cuore. Mettimi alla prova e conosci i
miei pensieri. Vedi se c'è in me qualche via iniqua e guidami per la via
eterna".
Conclusione
La nostra meta é celebrare la cena delle nozze dell'agnello e della sua sposa
nel Regno di Dio Apocalisse 19:6-9: "Poi
udii come la voce di una gran folla e come il fragore di grandi acque e come il
rombo di forti tuoni, che diceva: "Alleluia! Perché
il Signore, nostro Dio, l'Onnipotente, ha stabilito il suo regno. Rallegriamoci
ed esultiamo e diamo a lui la gloria, perché sono giunte le nozze dell'Agnello
e la sua sposa si è preparata. Le è stato dato di vestirsi di lino fino,
risplendente e puro; poiché il lino fino sono le opere
giuste dei santi". E l'angelo mi disse: "Scrivi:
"Beati quelli che sono invitati alla cena delle nozze
dell'Agnello"". Poi aggiunse: "Queste sono le parole
veritiere di Dio".
Ci aiuti il Signore ad accostarci con gioia alla Cena del Signore " finché
Egli venga" Apocalisse 22:17;20,21:
"Lo Spirito e la sposa dicono: "Vieni". E
chi ode, dica: "Vieni". Chi ha sete, venga; chi vuole, prenda in dono
dell'acqua della vita. Colui che attesta queste cose,
dice: "Sì, vengo presto!" Amen! Vieni, Signore Gesù! La grazia del Signore Gesù sia con tutti".
* Il
presente studio consta di più parti, alcune delle quali sono state tratte da
alcuni articoli apparsi su giornali cristiani.