GIOVANNI BATTISTA:

LA VOCE
UNA
VOCE MANDATA DA DIO
Marco 6:14-31:
“Il re Erode udì parlare di Gesù (poiché la sua fama si era sparsa) e
diceva: «Giovanni il battista è risuscitato dai morti; è per
questo che agiscono in lui le potenze miracolose». Altri invece
dicevano: «É Elia!» Ed altri: «É un profeta come quelli di
una volta». Ma Erode, udito ciò, diceva:
«Giovanni, che io ho fatto decapitare, lui è risuscitato!» Poiché Erode aveva
fatto arrestare Giovanni e lo aveva fatto incatenare in prigione a motivo di Erodiada, moglie di Filippo suo fratello, che egli,
Erode, aveva sposata. Giovanni infatti gli diceva:
«Non ti è lecito tenere la moglie di tuo fratello!» Perciò Erodiada gli serbava
rancore e voleva farlo morire, ma non poteva. Infatti
Erode aveva soggezione di Giovanni, sapendo che era uomo giusto e santo, e lo
proteggeva; dopo averlo udito era molto perplesso, e l'ascoltava volentieri. Ma venne un giorno opportuno quando Erode, al suo
compleanno, fece un convito ai grandi della sua corte, agli ufficiali e ai
notabili della Galilea. La figlia della stessa Erodiada entrò e ballò, e piacque
a Erode e ai commensali. Il re disse alla ragazza:
«Chiedimi quello che vuoi e te lo darò». E le giurò: «Ti darò quel che mi chiederai; fino alla metà
del mio regno». Costei, uscita, domandò a sua madre: «Che
chiederò?» La madre disse: «La testa di Giovanni il
battista». E, ritornata in fretta dal re, gli fece
questa richiesta: «Voglio che sul momento tu mi dia, su un piatto, la testa di Giovanni il battista». Il re ne fu molto
rattristato; ma, a motivo dei giuramenti fatti e dei commensali, non volle
dirle di no; e mandò subito una guardia con l'ordine di portargli la testa di
Giovanni. La guardia andò, lo decapitò nella prigione e portò la testa
su un piatto; la diede alla ragazza e la ragazza la diede a sua madre. I
discepoli di Giovanni, udito questo, andarono a prendere il suo corpo e lo
deposero in un sepolcro. Gli apostoli si riunirono attorno a Gesù e gli
riferirono tutto quello che avevano fatto e insegnato. Ed
egli disse loro: «Venitevene ora in disparte, in un luogo solitario, e
riposatevi un poco». Difatti, era tanta la gente che andava e veniva, che essi
non avevano neppure il tempo di mangiare”.
La Scrittura afferma che Giovanni Battista era “un uomo mandato da Dio” (Giovanni 1:6).
Sua madre, Elisabetta, era una donna pia, cugina di Maria, madre di
Gesù: “Ecco, Elisabetta, tua parente, ha
concepito anche lei un figlio nella sua vecchiaia; e questo è il sesto mese,
per lei, che era chiamata sterile; poiché nessuna parola di Dio rimarrà
inefficace” (Luca 1:36,37).
Era una donna sterile che non sperava più di avere un figlio suo
fra le braccia, perché ormai avanti nell’età.
Il padre del Battista era un sacerdote e si chiamava Zaccaria. Si
evince pertanto che erano ambedue persone devote a Dio, come la Scrittura
afferma: “Al tempo di Erode,
re della Giudea, c'era un sacerdote di nome Zaccaria, del turno di Abìa; sua
moglie era discendente d'Aaronne e si chiamava Elisabetta. Erano entrambi
giusti davanti a Dio e osservavano in modo irreprensibile tutti i comandamenti
e i precetti del Signore. Essi non avevano figli, perché Elisabetta era
sterile, ed erano tutti e due in età avanzata” (Luca
1:5-7).
L’angelo Gabriele profetizzò intorno alla nascita miracolosa di
Giovanni ed al suo successivo ministero: “Mentre Zaccaria esercitava il sacerdozio davanti a Dio nell'ordine del
suo turno, secondo la consuetudine del sacerdozio, gli toccò in sorte di
entrare nel tempio del Signore per offrirvi il profumo; e tutta la moltitudine
del popolo stava fuori in preghiera nell'ora del profumo. E
gli apparve un angelo del Signore, in piedi alla destra dell'altare dei
profumi. Zaccaria lo vide e fu turbato e preso da spavento. Ma
l'angelo gli disse: «Non temere, Zaccaria, perché la tua
preghiera è stata esaudita; tua moglie Elisabetta ti partorirà un figlio, e gli
porrai nome Giovanni. Tu ne avrai gioia ed
esultanza, e molti si rallegreranno per la sua nascita. Perché
sarà grande davanti al Signore. Non berrà né vino né bevande alcoliche,
e sarà pieno di Spirito Santo fin dal grembo di sua madre; convertirà molti dei
figli d'Israele al Signore, loro Dio andrà davanti a lui con lo spirito
e la potenza di Elia, per volgere i cuori dei padri ai
figli e i ribelli alla saggezza dei giusti, per preparare al Signore un popolo
ben disposto» (Luca 1:8-17).
Malgrado l’incredulità di Zaccaria, che pur era
sacerdote, la Parola di Dio trovò adempimento: “E Zaccaria disse all'angelo: «Da che cosa conoscerò questo? Perché io
sono vecchio e mia moglie è in età avanzata». L'angelo
gli rispose: «Io sono Gabriele che sto davanti a Dio;
e sono stato mandato a parlarti e annunziarti queste liete notizie. Ecco, tu
sarai muto, e non potrai parlare fino al giorno che
queste cose avverranno, perché non hai creduto alle mie parole che si
adempiranno a loro tempo». Il popolo intanto stava aspettando Zaccaria, e si
meravigliava del suo indugiare nel tempio. Ma quando fu
uscito, non poteva parlare loro; e capirono che aveva avuto una visione
nel tempio; ed egli faceva loro dei segni e restava muto” (Luca
1:18-22).
E’ probabile che Elisabetta si nascose per
la vergogna di essere derisa dagli altri in considerazione del fatto che era
ormai avanti d’età: “Dopo quei giorni,
sua moglie Elisabetta rimase incinta; e si tenne nascosta per cinque mesi,
dicendo: «Ecco quanto ha fatto per me il Signore, nei giorni in cui mi ha
rivolto il suo sguardo per cancellare la mia vergogna in mezzo agli uomini» (Luca 1:24-25).
La sua esperienza ci ricorda a tratti quella
di Sara: “Sara disse: «Dio mi ha dato di che ridere; chiunque l'udrà riderà
con me» (Genesi 21:6).
Quando giunse il
giorno del parto per Elisabetta, i presenti compresero che quel bambino sarebbe
stato un potente strumento nelle mani del Signore: “Compiutosi per lei il
tempo del parto, Elisabetta diede alla luce un figlio. I suoi vicini e i
parenti udirono che il Signore le aveva usato grande
misericordia, e se ne rallegravano con lei. L'ottavo giorno vennero a
circoncidere il bambino, e lo chiamavano Zaccaria dal nome di suo padre. Allora
sua madre intervenne e disse: «No, sarà invece chiamato Giovanni». Ed essi le dissero: «Non c'è nessuno nella tua parentela che
porti questo nome». E con cenni domandavano al padre
come voleva che fosse chiamato. Egli, chiesta una tavoletta, scrisse così: «Il
suo nome è Giovanni». E tutti si meravigliarono. In
quell'istante la sua bocca fu aperta e la sua lingua sciolta, ed egli parlava,
benedicendo Dio. E tutti i loro vicini furono presi da
timore; e tutte queste cose si divulgavano per tutta la regione montuosa della
Giudea. Tutti quelli che le udirono, le serbarono nel loro cuore e dicevano:
«Che sarà mai questo bambino?» Perché la mano del Signore era con lui” (Luca
1:57-66).
Il
sentimento di Zaccaria non può che essere mutato dopo nove mesi di silenzio,
periodo nel quale quest’uomo avrà considerato
profondamente la sua sterile religiosità, la sua successiva incredulità.
Quante
volte nel suo cuore e nella sua mente saranno ritornate, come un ricordo vivo,
i momenti della visione angelica. Quante volte avrà ripetuto
al suo cuore le promesse ricevute.
Ora,
con la nascita di suo figlio, egli è cambiato, il suo
sentimento è diverso rispetto al passato. Lo Spirito Santo riempie la
sua vita. Ora Zaccaria può cantare, giubilare, adorare Dio ed esprimere la sua
riconoscenza e la sua lode, attraverso un canto.
Notiamo la bellezza di quest’inno spirituale e soffermiamoci
per un attimo sulle certezze di quest’uomo: “Zaccaria, suo padre, fu pieno
di Spirito Santo e profetizzò, dicendo: «Benedetto sia il Signore, il Dio
d'Israele, perché ha visitato e riscattato il suo popolo, e ci ha suscitato un
potente Salvatore nella casa di Davide suo servo, come aveva
promesso da tempo per bocca dei suoi profeti; uno che ci salverà dai
nostri nemici e dalle mani di tutti quelli che ci odiano. Egli usa così
misericordia verso i nostri padri e si ricorda del suo santo
patto, del giuramento che fece ad Abraamo nostro padre, di concederci che,
liberati dalla mano dei nostri nemici, lo serviamo senza paura, in santità e
giustizia, alla sua presenza, tutti i giorni della nostra vita. E tu, bambino, sarai chiamato profeta dell'Altissimo, perché
andrai davanti al Signore per preparare le sue vie, per dare al suo popolo
conoscenza della salvezza mediante il perdono dei loro peccati, grazie ai
sentimenti di misericordia del nostro Dio; per i quali l'Aurora dall'alto ci
visiterà per risplendere su quelli che giacciono in tenebre e in ombra di
morte, per guidare i nostri passi verso la via della pace». Or il bambino
cresceva e si fortificava nello spirito; e stette nei deserti fino al giorno in cui doveva manifestarsi a Israele”
(Luca 1:67-80).
Da Giovanni, che sarà ricordato come il
Battista, per la sua pratica di immergere nelle acque coloro che desideravano
ravvedersi, impariamo alcune cose applicabili alla nostra vita. Innanzi tutto
egli è:
UNA VOCE NEL DESERTO
Giovanni il Battista sarà una voce nel
deserto. E’ emblematico che tutti e quattro i Vangeli
soffermano la loro attenzione sul fatto che Giovanni era una voce che gridava
nel deserto:
Ø Matteo
3:3: “Di lui parlò infatti il profeta Isaia
quando disse: «Voce di uno che grida nel deserto:
"Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri».
Ø
Marco 1:3: “Voce di uno che
grida nel deserto: «Preparate la via del Signore, raddrizzate
i suoi sentieri».
Ø Luca 3:4: “Come sta scritto nel libro delle parole del profeta
Isaia: «Voce di uno che grida nel deserto: "Preparate la via del Signore,
raddrizzate i suoi sentieri”.
Ø
Giovanni 1:23: “Egli disse: «Io
sono la voce di uno che grida nel deserto: "Raddrizzate la via del
Signore", come ha detto il profeta Isaia».
Nella Scrittura il deserto è spesso figura
del cuore dell’uomo, dunque dell’umanità intera. In questo
mondo che è come il deserto, in cui l’uomo è alla ricerca d’acqua che soddisfi
la sua sete e d’oasi dove rifugiarsi, siamo chiamati ad essere come Giovanni
“una voce”, che deve raggiungere il deserto dei cuori. L’incontro fra
Gesù e la Samaritana ci indica la strada da
intraprendere per parlare di Cristo Gesù ai cuori aridi: “Gesù le rispose: «Chiunque beve di quest'acqua avrà sete di nuovo; ma chi beve
dell'acqua che io gli darò, non avrà mai più sete; anzi, l'acqua che io gli
darò diventerà in lui una fonte d'acqua che scaturisce in vita eterna».
La donna gli disse: «Signore, dammi di quest'acqua, affinché io non abbia più
sete e non venga più fin qui ad attingere» (Giovanni 4:13-15).
Come qualcuno ha detto, egli
era “una voce pentecostale”: “Io vi battezzo con acqua, in vista del
ravvedimento; ma colui che viene dopo di me è più
forte di me, e io non sono degno di portargli i calzari; egli vi battezzerà con
lo Spirito Santo e con il fuoco. Egli ha il suo ventilabro in mano, ripulirà
interamente la sua aia e raccoglierà il suo grano nel granaio, ma brucerà la pula
con fuoco inestinguibile» (Matteo 3:11,12).
Come credenti siamo
chiamati ad annunciare il Signore ai cuori desertici. Come lui siamo una voce mandata da Dio: “Vi fu
un uomo mandato da Dio, il cui nome era Giovanni. Egli venne come testimone per
render testimonianza alla luce, affinché tutti credessero per mezzo di lui.
Egli stesso non era la luce, ma venne per render testimonianza alla luce” (Giovanni 1:6-8).
UNA VOCE CON UN MESSAGGIO
Giovanni presentò un messaggio forte, richiamando
il popolo al ravvedimento “Venne Giovanni il battista nel deserto predicando un
battesimo di ravvedimento per il perdono dei peccati. «Il tempo è compiuto e il
regno di Dio è vicino; ravvedetevi e credete al
Vangelo” (Marco 1:4,15).
Non era il solito messaggio, il solito
appello mielato, ma il suo contenuto era forte. A coloro che accorrevano per
essere battezzati, rivolgeva parole penetranti: “Allora Gerusalemme, tutta
la Giudea e tutto il paese intorno al Giordano, accorrevano
a lui ed erano battezzati da lui nel fiume Giordano, confessando i loro
peccati. Ma vedendo molti Farisei e Sadducei venire al
suo battesimo, disse loro: Razza di vipere, chi vi ha insegnato a sfuggire
all’ira futura? Fate dunque dei frutti degni di ravvedimento. Non pensate di
dire dentro di voi: “Abbiamo per padre Abramo”, perché io vi dico che da queste
pietre Dio può far sorgere dei figli ad Abramo. Ormai la scure è posta alla
radice degli alberi; ogni albero dunque che non fa buon frutto, viene tagliato e gettato nel fuoco” (Matteo 3:5-10).
Egli era un uomo impavido tanto da
rimproverare Erode per la sua
condotta amorale: “Giovanni, infatti,
gli diceva: «Non ti è lecito tenere la moglie di tuo fratello!» (Marco 6:18).
Ancora oggi il messaggio è lo stesso. Dobbiamo somigliare a Giovanni. Il peccato va denunciato, non occultato. Ci
sono troppe cose illecite che cercano di entrare nella Chiesa e che tolleriamo.
Troppi compromessi con il mondo; il Signore ci dia la forza
di gridare: “Non è lecito!”: “Ogni cosa
mi è lecita, ma non ogni cosa è utile. Ogni cosa mi è lecita, ma io non mi lascerò
dominare da nulla” (1Corinzi
6:12).
Nella Chiesa e nel mondo dobbiamo essere
mossi da questo sentimento. Nella Comunità nella quale viviamo, nel momento in
cui notiamo qualcosa che non è conforme alla Parola di Dio, dobbiamo rivelarlo,
non perché siamo giudici del nostro fratello o della nostra sorella, al
contrario, perché li amiamo e desideriamo consigliarli. Se il
nostro fratello commette qualcosa che non è conforme alla Scrittura,
dobbiamo dirglielo. Il nostro messaggio non può essere diverso da quello di
Giovanni. Nessuno può dire: “Non sono affari miei”. Forse il
fratello o la sorella lo avrà fatto inconsapevolmente, però siamo chiamati a
somigliare al Battista e non a Caino: “Il Signore disse a Caino: «Dov'è Abele, tuo fratello?» Egli rispose: «Non lo so. Sono
forse il guardiano di mio fratello?» (Genesi 4:9).
Paolo fece lo stesso
nei confronti di Pietro, anche se era stato uno dei discepoli di Gesù, un
intimo del Maestro, ma Paolo dovette dirgli: “Non ti è lecito”: “Ma quando
Cefa venne ad Antiochia, gli resistei in faccia perché era da condannare. Infatti, prima che
fossero venuti alcuni da parte di Giacomo, egli mangiava con persone non
giudaiche; ma quando quelli furono arrivati, cominciò a ritirarsi e a separarsi
per timore dei circoncisi. E anche gli altri Giudei si
misero a simulare con lui; a tal punto che perfino Barnaba fu trascinato dalla loro ipocrisia. Ma quando vidi che non
camminavano rettamente secondo la verità del Vangelo, dissi a Cefa in presenza di tutti: «Se tu, che sei giudeo,
vivi alla maniera degli stranieri e non dei Giudei, come mai costringi
gli stranieri a vivere come i Giudei?» (Galati 2:11-14).
Questo deve essere anche il nostro
atteggiamento nel mondo. Non possiamo far finta di
nulla, offrire un sorriso a chi ci presenta cose e situazioni non conformi alla
volontà di Dio. Dobbiamo chiedere al Signore la forza e talvolta il coraggio di
dire: “Non è lecito”. Forse non saremo compresi, ma questo è
normale che accada, perché fu la stessa esperienza di Giovanni Battista. Del
resto noi dobbiamo piacere a Dio e non agli uomini: “Vado forse cercando il
favore degli uomini, o quello di Dio? Oppure cerco di
piacere agli uomini? Se cercassi ancora di piacere agli uomini, non sarei servo
di Cristo” (Galati 1:10).
UNA VOCE CHE INDICAVA
Giovanni era una voce che indicava Cristo: “Giovanni vide Gesù che veniva verso di lui e disse: «Ecco l'Agnello di
Dio, che toglie il peccato del mondo”! (Giovanni 1:29)
La sua voce, il suo messaggio, avevano un
solo scopo: indicare Cristo Gesù: “Egli
venne come testimone per render testimonianza alla luce, affinché tutti
credessero per mezzo di lui” (Giovanni 1:7).
Si definiva indegno, non voleva che gli altri pensassero che fosse
lui il Messia atteso e promesso. Era come se dicesse del continuo: “Non
guardate me, ma Colui che è più importante di me”.
Egli era come un segnale stradale che indica la via
giusta da seguire: “E predicava dicendo: «Dopo
di me viene Colui che è più forte di me al quale io
non sono degno di chinarmi a sciogliere il legaccio dei calzari» (Marco 1:7).
Quando Gesù inizia il Suo ministero, Giovanni
Battista scompare dalla scena. Senza gelosie, invita i suoi discepoli a seguire
Gesù, non raccogliendo alcuna provocazione: “E andarono da Giovanni e gli dissero: «Rabbì, colui
che era con te di là dal Giordano, e al quale rendesti testimonianza,
eccolo che battezza, e tutti vanno da lui». Giovanni rispose: «L'uomo non può
ricever nulla se non gli è dato dal cielo. Voi stessi mi siete testimoni che ho
detto: "Io non sono il Cristo, ma sono mandato davanti a lui”. Colui che ha la sposa è lo sposo; ma l'amico dello sposo,
che è presente e l'ascolta, si rallegra vivamente alla voce dello sposo; questa
gioia, che è la mia, è ora completa. Bisogna che egli cresca, e che io
diminuisca” (Giovanni 3:26-30).
La nostra vita e condotta devono indicare Cristo. Il Signore ci ha chiamati, affinché altri vedano la nostra vita trasformata e
credano in Colui che ha dato la Sua vita per noi.
La donna Samaritana divenne come Giovanni Battista un indicatore
per gli altri: “La donna lasciò dunque
la sua secchia, se ne andò in città e disse alla
gente: «Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto; non
potrebbe essere lui il Cristo?» La gente uscì dalla città e andò da lui”… Molti
Samaritani di quella città credettero in lui a motivo della testimonianza resa
da quella donna: «Egli mi ha detto tutto quello che ho fatto». Quando dunque i Samaritani andarono da lui, lo pregarono di
trattenersi da loro; ed egli si trattenne là due giorni. E
molti di più credettero a motivo della sua parola e dicevano alla donna: «Non è
più a motivo di quello che tu ci hai detto, che crediamo; perché noi stessi
abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il Salvatore del mondo» (Giovanni
4:28-30,40-42).
UNA VOCE CHE PRECEDEVA
Abbiamo detto che in adempimento alle Scritture, Giovanni Battista
era il precursore di Gesù, come Isaia aveva profeticamente annunciato: “La voce di uno grida: «Preparate nel deserto la via del Signore, appianate nei
luoghi aridi una strada per il nostro Dio! Ogni valle sia colmata, ogni monte e
ogni colle siano abbassati; i luoghi scoscesi siano livellati, i luoghi accidentati
diventino pianeggianti. Allora la gloria del Signore sarà rivelata, e tutti,
allo stesso tempo, la vedranno; perché la bocca del Signore l'ha detto» (Isaia
40:3-5).
Il suo messaggio anticipava la promessa di
Gesù per tutti i credenti. La Chiesa oggi ha la stessa missione, perché Gesù
sta per ritornare. Questa era la voce del Battista, il suo grido, il suo
messaggio, la sua indicazione: “Preparate il vostro cuore al Signore perché
esso è un deserto. Ogni ostacolo deve essere eliminato, perché la gloria di Dio
apparirà”.
Prima che il Signore torni, siamo chiamati ad indicare agli altri
la Via da seguire per la salvezza. Evangelizzare non è un qualcosa da fare con
la calcolatrice alla mano, per cui alla fine si fanno
i conti di quante persone sono state salvate dal nostro messaggio. Al
contrario, siamo chiamati ad evangelizzare, ben consci che il salvare
appartiene al Signore: “Che cos'è dunque
Apollo? E che cos'è Paolo? Sono servitori, per mezzo
dei quali voi avete creduto; e lo sono nel modo che il Signore ha dato a
ciascuno di loro. Io ho piantato, Apollo ha annaffiato, ma Dio ha fatto
crescere; quindi colui che pianta e colui che annaffia
non sono nulla: Dio fa crescere”! (1Corinzi 3:5-7).
Parliamo agli altri di Gesù, indichiamo agli
altri la strada della salvezza, perché Egli sta per tornare e noi siamo i
precursori della Sua venuta: “Ecco, egli viene con le nuvole e ogni occhio
lo vedrà; lo vedranno anche quelli che lo trafissero, e tutte le tribù della
terra faranno lamenti per lui. Sì, amen” (Apocalisse 1:7).
UNA VOCE APPROVATA
Come abbiamo letto nel Vangelo di Marco, la
sua fine fu tragica: “Udito ciò, diceva: «Giovanni, che io ho fatto
decapitare, lui è risuscitato!» Poiché Erode aveva fatto arrestare Giovanni e
lo aveva fatto incatenare in prigione a motivo di Erodiada,
moglie di Filippo suo fratello, che egli, Erode, aveva sposata. Giovanni infatti gli diceva: «Non ti è lecito tenere la moglie di
tuo fratello!» Perciò Erodiada gli serbava rancore e voleva farlo morire, ma
non poteva. Infatti Erode aveva soggezione di
Giovanni, sapendo che era uomo giusto e santo, e lo proteggeva; dopo averlo
udito era molto perplesso, e l'ascoltava volentieri. Ma
venne un giorno opportuno quando Erode, al suo compleanno, fece un convito ai
grandi della sua corte, agli ufficiali e ai notabili della Galilea. La figlia
della stessa Erodiada entrò e ballò, e piacque a Erode
e ai commensali. Il re disse alla ragazza: «Chiedimi quello che vuoi e te lo darò». E le giurò: «Ti darò
quel che mi chiederai; fino alla metà del mio regno». Costei, uscita, domandò a
sua madre: «Che chiederò?» La madre disse: «La testa
di Giovanni il battista». E,
ritornata in fretta dal re, gli fece questa richiesta: «Voglio che sul momento
tu mi dia, su un piatto, la testa di Giovanni il battista». Il re ne fu molto rattristato; ma, a motivo dei giuramenti fatti e
dei commensali, non volle dirle di no; e mandò subito una guardia con l'ordine
di portargli la testa di Giovanni. La guardia andò, lo decapitò nella
prigione e portò la testa su un piatto; la diede alla ragazza e la ragazza la
diede a sua madre” (Marco 6:16-28).
Egli fu veramente fedele fino alla fine: “Sii fedele fino alla morte ed io ti darà la corona della vita” (Apocalisse 2:10).
Gesù, alla notizia della morte del Battista, espresse parole di
grande apprezzamento: “In verità io vi
dico, che fra i nati di donna non è sorto nessuno
maggiore di Giovanni il battista; eppure il più piccolo nel regno dei cieli è
più grande di lui. Dai giorni di Giovanni il battista fino a
ora, il regno dei cieli è preso a forza e i violenti se ne impadroniscono. Poiché tutti i profeti e la legge hanno profetizzato fino a
Giovanni. Se lo volete accettare, egli è l'Elia
che doveva venire. Chi ha orecchi per udire oda” (Matteo 11:11-15).
E di noi Gesù cosa
dice? Siamo da Lui approvati? Vedendo il nostro operato
può definirci giusti come fece con Noè, Abramo, Mosè, Giobbe e tanti altri?
Dobbiamo necessariamente somigliare a Giovanni Battista. Dobbiamo
essere una voce con un messaggio, un indicatore per gli altri, perché siamo i
precursori del ritorno di Cristo Gesù il Signore. Facciamolo e saremo approvati
da Dio,come lo fu Giovanni Battista: “Il suo padrone gli disse: “Va bene, servo buono e
fedele; sei stato fedele in poca cosa, ti costituirò sopra molte cose; entra
nella gioia del tuo Signore” (Matteo 25:21).