Stiamo studiando il libro di Esodo, per scoprire alcune delle importanti verità che
Dio ha per noi in questo libro.
Nel primo sermone, abbiamo
considerato come Dio ha creato l’Egitto in modo che la vita fosse più facile là
che in tanti altri paesi, affinché l’Egitto servisse come simbolo del mondo che
non cerca Dio. Gli Israeliti vivevano in Egitto, e cominciarono ad essere molto influenzati dalla vita che conducevano là. Perciò, Dio guidò gli eventi in modo che essi fossero resi
schiavi dagli Egiziani, al fine di preparare i loro cuori per l’esodo
dall’Egitto, per formare una nazione dedicata a Dio.
Il faraone che aveva
iniziato a trattare duramente gli Israeliti voleva
ridurre il loro numero. Prima, cercò di farlo tramite
l’imposizione di una dura schiavitù, però, nonostante questo, Dio continuava
a moltiplicarli grandemente. Allora, il faraone cercò di far morire i neonati
maschi ebrei per mano delle levatrici, ma esse temevano Dio, e Dio benediceva i
parti delle donne Ebree. Infine, il faraone arrivò ad ordinare che tutti i
maschi che nascevano dovevano essere uccisi gettandoli nel fiume.
Siamo arrivati a quel punto.
Riprendiamo ora a considerare il messaggio di Esodo.
Oggi, consideriamo Esodo 2.
Questo capitolo inizia con
il racconto della nascita di Mosè. Quando
egli nacque, i suoi genitori avevano già due figli, un maschio, Aarone, e poi Miriam, la sorella. Ovviamente solo di
recente il faraone aveva ordinato che i bimbi maschi fossero uccisi, poco tempo prima della nascita di Mosè.
Dal brano sembra chiaro che tanti bimbi erano stati
uccisi, secondo l’ordine del faraone.
Possiamo immaginare
l’angoscia della madre di Mosè, quando scoprì di
essere incinta. Che terrore, aspettare la nascita del
proprio figlio, sapendo che se fosse nato un maschio, sarebbero venuti i
soldati Egiziani per ucciderlo. Ci fa pensare alle parole di Gesù in Luca 23:
Perché, ecco, i giorni vengono nei
quali si dirà: “Beate le sterili, i grembi che non hanno partorito e le
mammelle che non hanno allattato”. (Luca 23:29 NRV)
Tante donne avrebbero
preferito non avere figli, anziché passare tutta la gravidanza per poi vedere
il proprio bimbo ucciso davanti agli occhi. Il peccato dell’uomo lo spinge a una così profonda malvagità.
In quel tempo, considerando
solamente le circostanze visibili, si avrebbe potuto
pensare che Dio si fosse dimenticato del popolo di Israele, ma non se ne era
minimamente dimenticato. Dio stava dirigendo tutto per compiere la sua opera
perfetta. Quanto spesso nella nostra vita, vediamo i problemi del momento, e
non vediamo quello che Dio sta facendo, e ci viene il pensiero che Dio non abbia cura di noi. Lungi da noi questo pensiero. Dio sempre
ha cura del suo popolo, solamente, non sempre nel modo che pensiamo noi.
Tramite il faraone, Satana
stava cercando di distruggere il popolo di Dio, facendo morire tutti i bimbi
maschi. Però, proprio in quel tempo, Dio fece nascere colui
che sarebbe stato il liberatore d’Israele.
Vediamo un chiaro Tipo di
Cristo in questo. Quando nacque Gesù,
Erode volevo farlo morire, e mandò i soldati ad uccidere tutti i bimbi maschi.
Dio lo salvò, ed è stato Cristo a salvare il suo popolo dal loro peccato. Quindi, gli avvenimenti della vita di Mosè
sono un Tipo di Cristo Gesù.
Ora leggiamo Esodo 2:1,2, e notiamo che i genitori di Mosè
erano entrambi della tribù di Levi. Erano persone che avevano vera fede in Dio.
1 Un uomo della casa di Levi andò e prese in moglie una
figlia di Levi. 2 Questa donna concepì, partorì un
figlio e, vedendo quanto era bello, lo tenne nascosto tre mesi. (Esodo 2:1-2 NRV)
Due altri brani che ci
aiutano a capire meglio questi avvenimenti sono Atti
7:20-29, ed Ebrei 11:23-29.
Atti 7:20 «In quel tempo nacque Mosè, che era bello agli occhi di Dio; egli fu nutrito per
tre mesi in casa di suo padre; 21 e, quando fu abbandonato, la figlia del
faraone lo raccolse e lo allevò come figlio.
Ebrei 11:23 Per fede Mosè, quando nacque, fu tenuto nascosto per tre mesi dai
suoi genitori, perché videro che il bambino era bello, e non ebbero paura
dell’editto del re.
La bellezza di Mosè era tale agli occhi di Dio. I suoi genitori non
temevano gli uomini, perché avevano fede in Dio, e quindi, lo tennero nascosto.
Dopo tre mesi, sapevano che non potevano più tenerlo nascosto, e sempre per
fede in Dio, confidarono in Dio per trovare un modo per salvare la sua vita.
Leggiamo Esodo 2:3,4
3 Quando non poté più tenerlo nascosto, prese un canestro
fatto di giunchi, lo spalmò di bitume e di pece, vi pose dentro il bambino, e
lo mise nel canneto sulla riva del Fiume. 4 La sorella del bambino se ne stava a una certa distanza, per vedere quello che gli sarebbe
successo.
Questo piano fu messo in
atto per fede, e i loro passi erano guidati da Dio. La madre prese un canestro
di giunchi, lo rese impermeabile, e vi mise dentro il bimbo. Poi, mise questo
canestro nel canneto sulla riva del Fiume. Misero la sorella,
Miriam, a sorvegliarlo a distanza, per vedere come Dio avrebbe
provveduto per proteggere Mosè.
Umanamente, potrebbe sembrare
che Dio non si stava curando di Mosè
e dei suoi genitori. Non avrebbe potuto il Dio di tutto l’Universo proteggere
questa famiglia in modo che non sarebbe stato necessario abbandonare Mosè in quel modo? Per un genitore, questa potrebbe
sembrare una mancanza di protezione da parte di Dio. Però,
nel piano perfetto di Dio, era necessario che Mosè
crescesse in una casa diversa da quella dei suoi genitori. Le vie del Signore
non sono le nostre vie, e i suoi pensieri non sono i nostri pensieri.
Quindi, per fede, i suoi genitori lo misero in quel canestro galleggiante in mezzo al
canneto, osservato da sua sorella, forse di 7 o 8 anni, ad una certa distanza
per vedere i risultati.
Quanto
potente è la mano di Dio. La mamma e il padre di Mosè
furono forzati ad abbandonare Mosè, però egli fu
accolto dal SIGNORE. Leggiamo di questo nel Salmo 27:10
Qualora mio padre e mia madre
m’abbandonino, il SIGNORE mi accoglierà. (Salmi 27:10
NRV)
Leggiamo i vv.5-10 e notiamo come Dio guidò
tutto.
5 La figlia del faraone scese al
Fiume per fare il bagno, e le sue ancelle passeggiavano lungo la riva del
Fiume. Vide il canestro nel canneto e mandò la sua cameriera a prenderlo. 6 Lo aprì e vide il bambino: ed ecco, il piccino piangeva; ne
ebbe compassione e disse: «Questo è uno dei figli degli Ebrei». 7 Allora la
sorella del bambino disse alla figlia del faraone: «Devo andare a chiamarti una
balia tra le donne ebree che allatti questo bambino?» 8 La figlia del faraone
le rispose: «Va’». E la fanciulla andò a chiamare la
madre del bambino. 9 La figlia del faraone le disse:
«Porta con te questo bambino, allattalo e io ti darò un salario». Quella donna
prese il bambino e lo allattò. 10 Quando il bambino fu cresciuto, lo portò
dalla figlia del faraone; egli fu per lei come un figlio ed ella
lo chiamò Mosè; «perché», disse: «io l’ho tirato
fuori dalle acque». (Esodo 2:5-10 NRV)
Il bimbo non poteva
sopravvivere molto in quel canestro senza essere allattato. Perciò,
il SIGNORE guidò le cose in modo che la figlia del faraone passasse proprio al
momento giusto. Doveva essere proprio lei, perché nessun Ebreo avrebbe potuto
salvare Mosè, e gli Egiziani non sarebbero
andati contro gli ordini del faraone. Invece, la figlia del faraone
aveva quella posizione privilegiata da poter salvare la vita di questo bimbo
Ebreo. Quanto sono grandi le vie del Signore.
Poi, Dio fece qualcosa
ancora più grande. Non solo salvò la vita di Mosè dal
faraone tramite la figlia stessa del faraone, ma guidò gli avvenimenti in modo
che la madre di Mosè fosse assunta come sua balia.
Leggiamo i vv.7-9
7 Allora la sorella del bambino disse alla figlia del
faraone: «Devo andare a chiamarti una balia tra le donne ebree che allatti
questo bambino?» 8 La figlia del faraone le rispose: «Va’». E la fanciulla andò a chiamare la madre del bambino. 9 La figlia del faraone le disse: «Porta con te questo bambino,
allattalo e io ti darò un salario». Quella donna prese il bambino e lo allattò.
Le vie del Signore sono
proprio incredibili! I genitori non avevano alcun potere di salvare Mosè dagli Egiziani, ma Dio fece in modo che egli fu mandato a casa loro sotto la protezione della famiglia
reale! Non solo, ma alla mamma di Mosè fu pagato uno
stipendio per tenerlo. Che Dio potente! Probabilmente Mosè visse in casa con i suoi genitori per circa tre anni.
Sicuramente, in quel tempo, i suoi genitori parlarono tanto con lui delle cose
di Dio, e queste verità rimanevano nascoste nel suo cuore. Può darsi che mentre
cresceva, gli fu permesso di tornare a visitare la sua balia e suo marito, che
in realtà erano i suoi veri genitori.
Quando Mosè
fu cresciuto, forse intorno ai tre anni, andò a vivere come figlio
del faraone. Anche questo faceva parte del piano di
Dio per lui. Leggiamo il vv.10
10 Quando il bambino fu cresciuto, lo portò dalla figlia del
faraone; egli fu per lei come un figlio ed ella lo
chiamò Mosè; «perché», disse: «io l’ho tirato fuori
dalle acque».
Nel piano di Dio, Mosè doveva crescere come un principe nel palazzo reale
d’Egitto.
Colui che
Dio avrebbe usato per punire gli Egiziani, fu allevato a spese loro, nel
palazzo reale. O che possiamo riconoscere la potenza
di Dio, e come Dio riesce a trasformare tutti i progetti dei malvagi in modo da
portare avanti il suo piano perfetto!
Atti 7:22
ci fa conoscere altri particolari della crescita di Mosè.
Mosè
fu istruito in tutta la sapienza degli Egiziani e divenne potente in parole e
opere.
Mosè
fu istruito in tutta la sapienza degli Egiziani. L’Egitto era il paese più
potente del mondo di allora, e Mosè era un membro
della famiglia reale, in quanto figlio adottivo della
figlia del faraone. Perciò, ricevette la migliore
istruzione del mondo di allora. Probabilmente, fu preparato per guidare la
nazione, e per guidare l’esercito, fra le altre cose. Mosè
fu grandemente benedetto da Dio, perché leggiamo che
“divenne potente in parole e opere”.
Tutto questo serviva come parte della preparazione di Mosè.
Dio aveva scelto lui per un’opera grande, e quindi gli serviva una grande preparazione. Solo un Dio sovrano avrebbe potuto
guidare le cose in modo che uno schiavo Ebreo fosse cresciuto
nel palazzo reale d’Egitto!
Quante volte manchiamo nella
fede quando le cose non vanno come abbiamo pensato noi! Quante volte sembra che
è il male a vincere, e invece, Dio sta facendo qualcosa più grande di quello
che avremmo potuto immaginare! Uno dei motivi per cui Dio ci racconta così tanti dettagli nella Bibbia è
per aiutarci a capire quanto Egli è pienamente al comando della storia,
affinché possiamo avere più fede in Lui per gli avvenimenti della nostra vita.
Fino all’età di quarant’anni, Mosè viveva nel
palazzo del faraone come principe. Egli godeva di
tutti i privilegi e i diritti di un principe reale Egiziano, e fu considerato
uno di loro. Però, Mosè
sapeva, nel suo cuore, di non essere Egiziano. Sapeva che era un Israelita, e
che i suoi fratelli erano schiavi.
Leggiamo Atti 7 dal v.23.
23 Ma quando raggiunse l’età di quarant’anni,
gli venne in animo di andare a visitare i suoi fratelli, i figli di Israele.
Leggiamo anche Ebrei 11:24-26.
24 Per fede Mosè, fattosi grande,
rifiutò di essere chiamato figlio della figlia del
faraone, 25 preferendo essere maltrattato con il popolo di Dio, che godere per
breve tempo i piaceri del peccato; 26 stimando gli oltraggi di Cristo ricchezza
maggiore dei tesori d’Egitto, perché aveva lo sguardo rivolto alla ricompensa.
Come i genitori di Mosè avevano agito per fede, tenendolo
nascosto durante quei tre mesi, così ora, a quarant’anni,
per fede, Mosè scelse di non essere più
chiamato figlio della figlia del faraone. Preferiva essere identificato con il
popolo di Dio, il suo popolo, sapendo che ciò voleva dire abbandonare tutti i
tesori d’Egitto di cui avrebbe potuto godere come
principe.
Dobbiamo capire che questa
decisione sarebbe stata molto difficile per Mosè. La figlia del faraone era la sua madre adottiva, e
sicuramente aveva avuto amore e affetto per lui. Quindi, possiamo presumere che
egli l’amasse molto. Mosè
aveva ricevuto il meglio dell’Egitto finora, e aveva compiuto grandi cose, e
sicuramente aveva davanti a sé una vita molto soddisfacente in tutto quello che
il mondo può offrire.
Però, Mosè
guardava oltre a tutto quello che il mondo può
offrire, poiché guardava al Messia che doveva venire. Mosè
preferiva essere maltrattato con il suo popolo piuttosto che godere per breve
tempo, cioè, per gli anni trascorsi sulla terra, di
tutti i piaceri del peccato. Egli preferiva gli oltraggi di Cristo alla
ricchezza dei tesori d’Egitto, cioè, preferiva
identificarsi con il popolo di Dio, ed il Messia che doveva venire, piuttosto
che godere dei tesori d’Egitto che erano suoi in quanto principe.
Con questo cuore, Mosè scelse di lasciare il palazzo, e di andare a vedere la
condizione dei suoi fratelli Israeliti, che stavano
soffrendo una dura schiavitù. Leggiamo dal v.11
11 In quei giorni, Mosè, già
diventato adulto, andò a trovare i suoi fratelli; notò i lavori di cui erano
gravati e vide un Egiziano che percuoteva uno degli Ebrei suoi
fratelli. 12 Egli volse lo sguardo di qua e di là e, visto
che non c’era nessuno, uccise l’Egiziano e lo nascose nella sabbia. 13
Il giorno seguente uscì, vide due Ebrei che litigavano e disse a quello che
aveva torto: «Perché percuoti il tuo compagno?» 14
Quello rispose: «Chi ti ha costituito principe e giudice sopra di noi? Vuoi
forse uccidermi come uccidesti l’Egiziano?» Allora Mosè
ebbe paura e disse: «Certo la cosa è nota». 15 Quando il faraone udì il fatto,
cercò di uccidere Mosè, ma Mosè
fuggì dalla presenza del faraone, e si fermò nel paese di Madian
e si mise seduto presso un pozzo. (Esodo 2:11-15 NRV)
In questo avvenimento,
vediamo già le due opere grandi che Mosè avrebbe
fatto nel futuro. Prima, vediamo che Mosè liberò uno
degli Ebrei dall’oppressione di un Egiziano. Dopo, Mosè
sarebbe stato usato da Dio per liberare tutto il popolo d’Israele dagli
Egiziani. Qui Mosè uccise un Egiziano, dopo sarebbe
Dio che avrebbe ucciso il primogenito di ogni famiglia
Egiziana.
Poi, vediamo Mosè che agisce da giudice fra i due Ebrei che stavano
litigando. In questa occasione, l’Ebreo che aveva
torto non accettò il suo intervento. Al tempo dell’Esodo, Dio fece di Mosè colui che agì da Giudice
d’Israele per ben quarant’anni.
Voglio notare una importante qui. Gli Ebrei venivano
trattati duramente dagli Egiziani. La loro vita era molto difficile. Avevano
ogni motivo di avere solidarietà fra di loro, di
sostenersi gli uni gli altri. Invece qui, troviamo due
Ebrei che litigavano, e uno di loro aveva torto. Quando
costui fu ripreso con gentilezza da Mosè, anziché
riconoscere il suo peccato, rispose male a Mosè.
Questo Ebreo percuoteva il
suo compagno. Quante volte noi percuotiamo i nostri compagni,
se non con le mani, con la lingua, con parole dure. O
fratelli, quanto è grave il peccato di usare la nostra lingua per fare del male.
Mosè chiese a questo uomo:
“Perché percuoti il tuo compagno?”, per aiutarlo a capire la gravità del
trattare male gli altri, con gli atti o con le parole. O
che possiamo valutare il nostro comportamento!
Il brano in Atti 7 ci aiuta
a capire più a fondo questa situazione.
24 Vedendo che uno di loro era maltrattato, ne prese le
difese e vendicò l’oppresso, colpendo a morte l’Egiziano. 25 Or egli pensava
che i suoi fratelli avrebbero capito che Dio voleva salvarli per mano di lui;
ma essi non compresero. 26 Il giorno seguente si presentò a
loro, mentre litigavano, e cercava di riconciliarli, dicendo: “Uomini, voi siete
fratelli; perché vi fate torto a vicenda?” 27 Ma quello che faceva torto al suo
prossimo lo respinse, dicendo: “Chi ti ha costituito capo e giudice su di noi?
28 Vuoi uccidere me come ieri uccidesti l’Egiziano?”
Mosè
già capiva che Dio voleva salvare gli Ebrei tramite lui, però, ovviamente, Mosè non capiva COME Dio intendeva farlo. Infatti, qui, vediamo che NON era come Mosè
immaginava. Gli Ebrei non vedevano in Mosè un
liberatore. Può succedere anche a noi di comprendere una parte del piano di Dio, ma di non comprendere quanto grande è il suo piano. Anche se il nostro traguardo è quello giusto, dobbiamo anche
seguire la guida di Dio nel MODO giusto per raggiungere il nostro traguardo.
Nonostante
Mosè avesse scelto di sacrificare tutto quello che il
mondo poteva offrirgli, per identificarsi con il suo popolo, egli fu
disprezzato da loro, e il suo aiuto fu rigettato. Continuò ad amare il suo
popolo. Il vero amore guarda oltre le offese. Pensiamo a Cristo Gesù, che venne per salvare i peccatori, e fu disprezzato da loro, eppure non si risparmiò dall’andare
a morire sulla croce per loro, o meglio, per tutti noi. Quante volte noi
abbiamo rifiutato un ammonimento che Dio ci ha dato, o un’esortazione? A quel
punto, Dio avrebbe avuto ogni ragione di smettere di curarsi di
noi. Invece, volta dopo volta, Dio è stato misericordioso. O
che possiamo riconoscere il bene che Dio ha per noi, anche quando ci riprende!
Tornando agli avvenimenti di
Mosè, a questo punto, egli capiva che l’omicidio
dell’Egiziano era stato scoperto, e perciò fuggì dall’Egitto, nel deserto di Madian. Leggiamo ancora in Esodo 2:14,15.
Allora Mosè ebbe paura e disse:
«Certo la cosa è nota». 15 Quando il faraone udì il fatto, cercò di uccidere Mosè, ma Mosè fuggì dalla
presenza del faraone, e si fermò nel paese di Madian
e si mise seduto presso un pozzo.
Mosè
non sapeva che quarant’anni dopo Dio lo avrebbe usato
per liberare gli Israeliti, ma che non era ancora il momento giusto. Primo, le
malvagità degli Egiziani non avevano ancora raggiunto il culmine. Secondo, gli
Ebrei non erano umiliati sufficientemente. Il numero degli Ebrei non aveva
ancora raggiunto il livello stabilito da Dio. Infine, Mosè
non aveva ricevuto tutta la preparazione che Dio voleva per lui. Quindi, guidato da Dio, Mosè fuggì
nel deserto di Madian.
I Madianiti
erano parenti di Abraamo, e
anche loro adoravano l’unico vero Dio. Abitavano in un grande
deserto che l’esercito Egiziano non frequentava. Mosè,
stanco dal viaggio, si mise seduto presso un pozzo. Immaginate: pochi giorni prima,
egli era nel palazzo reale dell’Egitto, circondato da servi e da tutto quello
che avrebbe potuto volere, umanamente parlando. Ora, si trovava in mezzo ad un
deserto, solo.
Però,
non era veramente solo, perché Dio era con lui, e aveva guidato i suoi passi
proprio fino a quel pozzo. Leggiamo cosa accadde.
16 Il sacerdote di Madian aveva
sette figlie. Esse andarono al pozzo ad attingere acqua per riempire gli
abbeveratoi e abbeverare il gregge di loro padre. 17
Ma sopraggiunsero i pastori e le scacciarono. Allora Mosè
si alzò, prese la loro difesa e abbeverò il loro gregge. 18 Quando esse
giunsero da Reuel, loro padre,
questi disse: «Come mai siete tornate così presto oggi?» 19 Esse risposero: «Un
Egiziano ci ha liberate dalle mani dei pastori, per di
più ci ha attinto l’acqua e ha abbeverato il gregge». 20 Egli disse alle
figlie: «Dov’è? Perché avete
lasciato là quell’uomo? Chiamatelo, ché venga a prendere del cibo». 21 Mosè
accettò di abitare da quell’uomo. Egli diede a Mosè sua figlia Sefora. 22 Ella partorì un figlio che Mosè
chiamò Ghersom; perché disse: «Abito in terra
straniera». (Esodo 2:16-22 NRV)
Mosè
si trovava al pozzo usato dalla famiglia di un sacerdote di Madian.
Mentre stava seduto là, arrivarono le sette figlie di
questo sacerdote per abbeverare il loro gregge. Sopraggiunsero dei pastori
malvagi, che le scacciarono. Si capisce che questo succedeva spesso, perché
quando tornarono a casa, il padre chiese loro perché erano tornate così presto.
Ovviamente, questi malvagi pastori aspettavano che le ragazze avessero attinto
abbastanza acqua dal pozzo per abbeverare il gregge, dopodichè
le scacciavano via, usando quell’acqua per i loro
greggi. Così, le ragazze dovevano attingere di nuovo acqua
sufficiente per il loro gregge.
Quel giorno, Mosè eri là quando ciò accadde. Dopo che le ragazze avevano
attinto dell’acqua, i malvagi pastori arrivarono e stavano per mandarle via. Mosè, che era un uomo forte, prese la loro difese.
Mosè
aveva visto l’Egiziano maltrattare l’Ebreo, ed era intervenuto. Aveva visto i
due Ebrei litigare, ed era intervenuto. Ora, vide quei pastori maltrattare
quelle ragazze, e intervenne. Mosè aveva un cuore che
lo spingeva a cercare la giustizia, anche quando gli costava tanto.
O che possiamo seguire il
suo esempio, e cercare ardentemente di essere di aiuto
ad altri.
Notiamo che Mosè fece quell’atto per bontà
disinteressata, ma dopo, il padre di queste ragazze lo invitò
a vivere con lui, e poi diede a Mosè una delle sue
figlie come moglie. Qui vediamo il principio che quando noi facciamo la cosa
giusta, Dio ci ricompensa, nel modo e nel momento giusto.
Nella provvidenza di Dio, questo avvenimento provvedeva per Mosè
una moglie e dei parenti. Egli diventò un pastore di pecore,
e per ben quarant’anni, guidò il gregge in
quel deserto. Quello che Mosè aveva perso in Egitto,
Dio glielo diede qui. In Egitto, Mosè aveva avuto la
migliore istruzione, e tante esperienze. Però, non
aveva avuto un lungo periodo di tranquillità per avere tempo per meditare
profondamente su Dio e avere comunione con Lui. In quegli anni nel deserto, Dio
diede anche questo a Mosè, per prepararlo per il grande compito che doveva compiere. Mosè
non sapeva quello che Dio avrebbe fatto, ma Dio sì. Spesso, Dio cambia le
nostre circostanze e non capiamo il perché. Però Dio
non sbaglia mai in quello che fa. Egli ha sempre il suo
motivi, anche se spesso, non possiamo capirli.
Oltre a permettergli
un’intensa comunione con Dio, quei quarant’anni nel
deserto servivano anche per un altro motivo: sarebbe proprio là, in quel
deserto, che Mosè avrebbe poi guidato gli Israeliti
per quarant’anni, e perciò stava imparando a
conoscere la zona che avrebbe attraversato dopo. Quindi,
tante cose che potrebbero sembrare avvenute solo per caso, e che potrebbero
sembrare avvenimenti e anni sprecati, invece, sono tutti parte del piano di
Dio.
O
amici, confidiamo in Dio, perché anche nella nostra vita, Dio hai i suoi motivi
per quello che fa, anche se spesso, non ci fa sapere prima quello che farà.
Camminiamo per fede!
Allora, quante verità ci sono in questo capitolo! Nei momenti più difficili, quando
sembra che il male sta vincendo, Dio ha sempre pienamente il controllo della
situazione. Dio salvò la vita di Mosè e lo portò nel
palazzo reale, per crescere come un principe per quarant’anni,
e poi, lo portò nel deserto per altri quarant’anni.
Nulla può ostacolare Dio nella sua opera. Dio ha il controllo degli avvenimenti
della nostra vita. O quanto è importante avere fede in Dio,
anche quando non possiamo capire che cosa sta facendo. Camminiamo per
fede. Dio è all’opera!